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Sicurezza La mtm ha scritto l'articolo "La valutazione dei rischi derivanti da Movimenti Ripetuti in ambiente di lavoro: la Norma ISO 11228 - 3" che è stato pubblicato sulla rivista Pulizia Industriale e Sanificazione - Mensile di manutenzione e igiene civile e industriale (Febbraio 2009 - anno XLII edita da MO.ED.CO S.r.l.) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente. La valutazione dei rischi derivanti da Movimenti Ripetuti in ambiente di lavoro: la Norma ISO 11228 - 3Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo del 9 aprile 2008, n. 81, contenente il Testo Unico in materia di Salute e Sicurezza del lavoro, sono state introdotte numerose novità nel campo della Valutazione dei Rischi aziendali. Tra le novità maggiormente discusse vi sono quelle che riguardano il tema della movimentazione manuale dei carichi, argomento da sempre molto dibattuto. All’interno poi degli obblighi di valutazione relativi al concetto generale di “Movimentazione Manuale dei Carichi” vengono ora date specifiche indicazioni riguardo la valutazione della Movimentazione di Carichi leggeri ad alta frequenza, introducendo così esplicitamente nel Testo Unico la valutazione specifica dei rischi legati ai Movimenti Ripetuti. All’interno dell’ormai abrogato Decreto 626 del 1994 non vi era infatti un esplicito riferimento alle problematiche connesse ai Movimenti Ripetuti, a differenza di quanto accadeva per la Movimentazione Manuale di Carichi. La valutazione di queste problematiche veniva comunque effettuata, visto che il D.Lgs. 626/94 già imponeva l’obbligo di valutare tutti i rischi, ma non vi erano riferimenti legislativi specifici indicanti le corrette modalità di esecuzione della valutazione. Adesso invece, negli specifici Titolo IV e Allegato XXXIII del D.Lgs. 81/2008, viene fornita una metodologia da seguire per l’analisi delle problematiche aziendali legate ai Movimenti ripetuti, fornendo puntuali indicazioni circa le metodologie di valutazione da impiegare, rimandando a specifiche norme ISO di carattere internazionale. Movimenti Ripetuti e D.Lgs. 81/2008 Con l’adozione del Testo Unico in materia di salute e sicurezza del lavoro si è voluto quindi dare un maggiore risalto alle problematiche legate ai Movimenti Ripetitivi, rispetto a quanto avveniva nel D.Lgs. 626/94. Riprendiamo la definizione di movimentazione manuale dei carichi che viene fornita dal D.Lgs. 81/2008, ampliata rispetto a quella presente nel cosiddetto 626: “le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari”. Con l’ultima proposizione della definizione si vogliono comprendere anche le patologie derivanti da Movimenti Ripetitivi, ovvero dalla movimentazione di modesti carichi ad elevata frequenza. Nell’abrogato D.Lgs. 626/94 si trattavano infatti unicamente le azioni di movimentazione che comportavano rischi sanitari per il rachide dorso lombare, senza menzionare quindi i rischi di sovraccarico degli arti superiori dovuti a lavoro ripetitivo. Passando agli obblighi del Datore di Lavoro, il Testo Unico ricorda come in primo luogo la movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori, e quindi anche l’esposizione a Movimenti Ripetuti, deve essere evitata quando possibile, ricorrendo a mezzi appropriati, come attrezzature meccaniche apposite, e a misure organizzative. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il Datore di Lavoro adotta misure organizzative necessarie allo scopo di ridurre il rischio, assicurando “condizioni di sicurezza e salute” per lo svolgimento delle varie mansioni. Queste condizioni vengono assicurate svolgendo, anche in fase di progettazione del lavoro, le valutazioni necessarie e applicando le indicazioni presenti nell’apposito Allegato XXXIII, nonché svolgendo la specifica sorveglianza sanitaria , ove richiesto dalla valutazione dei rischi. Inoltre il Testo Unico sottolinea come, indipendentemente dall’esito della valutazione del rischio, il Datore di Lavoro debba fornire a tutti gli addetti che compiono una qualsiasi movimentazione di carichi la corretta e adeguata formazione e informazione in merito alle caratteristiche del carico da movimentare e ai rischi correlati alle attività di movimentazione, nonché fornire l’addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare. Lo specifico Allegato XXXIII propone una disamina di quelli che sono gli elementi di riferimento utili per individuare a priori le fonti di rischio legate alle azioni di movimentazione, ponendo particolare attenzione circa i fattori individuali di rischio. Infatti, ancor più che per altre attività o mansioni, la visita di idoneità effettuata dal Medico Competente risulta in questo caso avere grande importanza nel valutare la possibile insorgenza di patologie da sovraccarico biomeccanico, qualsiasi sia la frequenza delle lavorazioni svolte. Infine l’Allegato XXXIII fa riferimento alle Norme Tecniche da considerare come criteri per lo svolgimento della valutazione dei rischi derivanti da movimentazione manuale dei carichi. Le Norme indicate sono:
La prima si riferisce alle azioni di sollevamento e trasporto di carichi; la seconda al trasporto di carichi tramite traino o spinta manuale, senza quindi considerare il sollevamento; la terza invece si riferisce alla movimentazione di carichi leggeri (inferiori ai 3 kg) ad elevata frequenza, e quindi alle problematiche connesse ai Movimenti Ripetitivi. Analizziamo di seguito la metodologia proposta dalla terza delle tre Norme Tecniche; la Norma ISO 11228-1 : 2003 e la Norma ISO 11228-2 : 2007 sono state trattate nei precedenti numeri. La Norma ISO11228 - 3 : 2007 La Norma ISO 11228-3 : 2007 propone quindi un metodo composto da una serie di passi successivi (step) spiegati in seguito.
Il Metodo semplificato
Una volta raccolte queste informazioni risulta immediata la compilazione delle checklist, rispondendo alle domande che vengono proposte circa la mansione analizzata. Sulla base della quantità di situazioni a rischio, le quali vengono individuate tramite le risposte date, è possibile ottenere tre tipi di risultati e quindi di conseguenti interventi da intraprendere in azienda:
Il Metodo dell’indice OCRA Uno dei fattori che incide fortemente sulla valutazione riguarda la forza che viene sviluppata durante il movimento. Viene definita come l’impegno biomeccanico necessario a svolgere una determinata azione o sequenza di azioni. Essa può essere di tipo dinamico (applicata direttamente dall’operatore per l’esecuzione del gesto) o statico (per mantenere strumenti di lavoro o singoli segmenti delle braccia in una determinata posizione). Ai fini della quantificazione del rischio è basilare determinare
la mutua posizione dei distretti biomeccanici (spalla,
gomito e polso) durante l’esecuzione del gesto, considerando che
risultano potenzialmente dannose tutte le condizioni posturali estreme,
ancor più in condizioni di estrema ripetitività. Lo studio
della postura può rivelarsi, inoltre, utile strumento progettuale
nella modifica di tutte le condizioni non ergonomiche imposte dal posto
di lavoro.
Nella determinazione delle condizioni di discomfort operativo, accanto ai fattori già presi in considerazione, possono intervenire altri elementi, sempre di natura lavorativa specifici dell’attività svolta, come, per esempio, quelli indicati di seguito:
L’indice sintetico che otterremo alla fine della valutazione fornisce le indicazioni mostrate in Tabella 1.
Il metodo dell’indice OCRA è particolarmente utile in fase
di progettazione o riprogettazione ergonomica dei posti di lavoro. Infatti
consente di stabilire, tramite appunto un indice sintetico, il livello
di pericolosità della mansione svolta. Inoltre è possibile
analizzare il livello di rischio a cui è sottoposto un addetto
che svolge diversi compiti ripetitivi nel corso di un'unica giornata lavorativa.
Questo significa che, ad esempio lungo una linea di montaggio, è
possibile quantificare qual è il beneficio, in termini di minore
sovraccarico biomeccanico, nel far svolgere differenti mansioni lavorative
a medesimi addetti, tramite la rotazione del personale nelle varie postazioni
durante una giornata lavorativa.
Conclusioni | |
| Il Modello TWINSTER | Il Safety Function Deployment | TWINSTER e "Rischio rapina" | Il regolamento Reach | Ergonomia: una scienza multisettoriale | Le norme armonizzate UNI EN 1005 - 4 e la UNI EN 1005 - 5 | La norma armonizzata UNI EN 1005-2 e il metodo NIOSH | D.Lgs. 196/2003: Codice della privacy | Scelta e utilizzo dei DPI | La valutazione del rischio vibrazioni in azienda | Il rischio rumore in azienda: il D.Lgs. n. 195/2006 e i nuovi limiti | L'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici | Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI) | Il Testo Unico sulla Sicurezza | Il Testo Unico e la valutazione del rischio vibrazioni: un caso pratico di misurazione in sito del livello di vibrazioni | Il Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza (OHSAS 18001) nel D.Lgs. 81/2008 | DUVRI - Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze | La Movimentazione Manuale dei Carichi in ambiente di lavoro: il D.Lgs. 81/2008 e la Norma ISO 11228-1 | La Movimentazione Manuale dei Carichi in ambiente di lavoro: tiro e spinta, la Norma ISO 11228-2 | La valutazione da Movimenti ripetuti in ambiente di lavoro: la Norma ISO 11228-3 | D.Lgs. 81/2008 e lo stress lavoro - correlato | L'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici |
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