Sicurezza
La mtm ha scritto l'articolo "Le norme armonizzate
UNI EN 1005 - 4 e UNI EN 1005 - 5" che è stato pubblicato
sulla rivista Pulizia Industriale e Sanificazione - Mensile di manutenzione
e igiene civile e industriale (aprile 2007 - anno XL edita da MO.ED.CO
S.r.l.) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.
Le norme armonizzate UNI EN 1005 - 4 e UNI EN 1005
- 5 Circa
il 30 % dei lavoratori dell’Unione Europea è soggetto a posture
dolorose o faticose per più della metà della giornata lavorativa
e approssimativamente il 40 % dei lavoratori è esposto a lavorazioni
caratterizzate da compiti ripetitivi, che si accompagnano spesso con movimenti
dolorosi e faticosi. Dolore e fatica possono condurre a patologie muscoloscheletriche,
produttività ridotta e a deterioramento della postura o del controllo
dei movimenti. L’attenzione nei confronti di questi aspetti ergonomici
si deve declinare in tutti i campi possibili, dalla progettazione delle
macchine all’organizzazione degli ambienti lavorativi.
La norma armonizzata UNI EN 1005 - 4
La norma armonizzata UNI EN 1005 - 4 (2005): Sicurezza del macchinario
– Prestazione fisica umana – Parte 4: Valutazione delle posture
e dei movimenti lavorativi in relazione al macchinario presenta una
guida, da usare nella progettazione del macchinario o di suoi componenti,
che permette di valutare e influenzare i rischi per la salute dovuti alle
posture e ai movimenti in rapporto esclusivo con la macchina, cioè
durante l’assemblaggio, l’installazione, il funzionamento,
la messa a punto, la manutenzione, la pulitura, la riparazione, il trasporto
e lo smontaggio. La norma UNI EN 1005 - 4 specifica i requisiti per le
posture e i movimenti nelle condizioni di sviluppo di forza esterna assente
o minimale. I requisiti mirano a ridurre i rischi per la salute per la
quasi totalità degli adulti sani.
La norma UNI EN 1005 - 4 si muove nell’ottica generale dell’attenzione
ergonomica della UNI EN 614, con un processo che si sviluppa partendo
in primo luogo della definizione della popolazione degli utenti (la progettazione
deve, infatti, cercare di accomodare la maggior parte dei possibili utilizzatori);
il secondo passo è la definizione dell’analisi dei compiti,
in quanto ogni compito che deve essere effettuato deve essere attentamente
identificato e scomposto nei suoi componenti per produrre una serie di
eventi consequenziali. Il terzo passo richiesto è l’identificazione
dei dati ergonomici necessari per progettare posture e movimenti i più
favorevoli possibili.
Il quarto passo è la valutazione dell’ergonomia della macchina,
dell’attrezzatura (il processo ha una validità tale da permetterne
l’applicazione anche a mezzi di lavoro diversi dalle macchine) per
mezzo di simulazioni su carta o sullo schermo (per esempio, simulazioni
CAD). A questo punto, se i passaggi precedenti hanno avuto esito positivo,
è possibile preparare un prototipo che possa essere utilizzato
da persone vere in modo da identificare nuovi eventuali problemi tali
da inficiare l’ergonomicità della macchina.
La valutazione del rischio vera e propria si basa sulla definizione di
zone di postura o di movimento (per ciascun segmento articolare) differenti,
più in particolare:
-
zone accettabili, in cui il rischio per la salute
è considerato basso o trascurabile per praticamente tutti gli
adulti sani e per le quali non è necessaria alcuna azione correttiva;
-
zone accettabili sotto condizione, in cui esiste
un rischio per la salute maggiore per tutta o buona parte della popolazione
degli utenti; in questo caso il rischio deve essere analizzato prendendo
in considerazione altri fattori di rischio e, per quanto possibile,
ridotto (se ciò non fosse possibile, è necessario implementare
misure apposite, per esempio, delle linee guida, per rendere accettabile
l’utilizzo della macchina);
-
zone non accettabili, nelle quali il rischio non
può essere accettato e che richiedono, pertanto, una riprogettazione
mirata all’ergonomia.
Si veda, come esempio, la valutazione relativa al tronco
e al suo movimento di flessione laterale (rappresentata nella figura seguente),
nella quale la zona I rappresenta una flessione praticamente non percepibile
(inferiore ai 10°), mentre la zona II rappresenta una flessione chiaramente
visibile (maggiore di 10°). La zona II non è accettabile in
una postura statica e per movimenti ad alta frequenza, risulta, invece,
accettabile per movimenti a bassa frequenza solo a patto di impiego per
tempi ridotti della macchina; la zona I è accettabile in ogni condizione.

La procedura di valutazione dei rischi si basa, in pratica,
su un modello di grafico a U (come si vede nella figura seguente) che
propone l’incremento massimo per i rischi in corrispondenza delle
estremità della curva, cioè quando non c’è
movimento o ce n’è poco (postura statica) o se la frequenza
dei movimenti è alta (maggiore di 2 al minuto).

I rischi per la salute sono incrementati dalla durata
complessiva del compito e da un’elevata frequenza dei movimenti:
pertanto, una macchina che richieda un’interazione caratterizzata
da questi fattori non può non considerare in maniera dettagliata
le posture occupate.
La norma EN 1005 - 5
La norma EN 1005 – 5: Safety of machinery – Human physical
performance – Part 5: Risk assessment for repetitive handling at
high frequency (è uno standard europeo già approvato,
ma ancora in attesa di essere pubblicato) stabilisce limiti di riferimento
per la frequenza delle azioni degli arti superiori durante l’utilizzo
professionale di macchine: azioni manuali ripetute possono, infatti, portare
a stanchezza, disagio generale e patologie muscoloscheletriche.
La norma EN 1005 - 5 si basa sulla valutazione dei seguenti fattori: frequenza,
forza, postura, periodi di recupero e presenza di eventuali fattori complementari;
il metodo privilegiato è, nella fattispecie, l’OCRA (OCcupational
Repetitive Actions, di Colombini, Grieco e Occhipinti), sul quale
ci soffermeremo successivamente nel presente articolo.
I risultati legati alla norma EN 1005 - 5 portano alla definizione di
alcune condizioni ottimali verso cui tendere:
-
frequenza degli atti elementari (identificabili
grossolanamente con l’attivazione di uno o più segmenti
articolari contemporaneamente): inferiore a 30 azioni/minuto;
-
forza: assente oppure rispettati i limiti riportati
nella norma armonizzata UNI EN 1005 - 3 (2003): Sicurezza del
macchinario – Prestazione fisica umana – Limiti di forza
raccomandati per l’utilizzo del macchinario;
-
posture incongrue: assenti o tali che l’abduzione
spalla risulti minore di 20° (oppure conforme alla norma armonizzata
UNI EN 1005 - 4), i movimenti articolari di gomito e polso non superino
il 50 % del massimo range articolare (Drury, 1987) e il tipo di presa
sia di forza o in “pinch” per non oltre un terzo del ciclo
di lavoro;

-
periodi di recupero: almeno una pausa per ogni
ora di lavoro se sono compiuti movimenti ripetitivi; inoltre, il rapporto
tra periodi di lavoro e periodi di recupero sia almeno di 5:1;
-
fattori addizionali (vibrazioni, compressioni
localizzate, esposizione a basse temperature…): assenti o presenti
per non oltre un terzo del ciclo di lavoro.
Il metodo OCRA e la checklist OCRA
Il metodo OCRA è il metodo privilegiato per analizzare l’esposizione
dei lavoratori a sforzi ripetuti degli arti superiori; similmente al metodo
NIOSH, che consente la determinazione dell’Indice
di Sollevamento, anche per l’OCRA si arriva al calcolo dell’Indice
OCRA come rapporto della frequenza effettiva delle azioni tecniche e della
frequenza di azione raccomandata (determinata a partire da un valore prefissato,
30 azioni / minuto, ridimensionato in funzione di fattori demoltiplicativi
funzioni di frequenza, forza, postura, periodi di recupero e presenza
di eventuali fattori complementari).
In pratica, tuttavia, si verifica che il metodo, nella sua forma integrale,
si presenta complesso e con tempi di esecuzione piuttosto elevati. Per
questo motivo, in prima analisi si preferisce impiegare uno strumento
recente derivato dal metodo OCRA che risulta più veloce, ma ugualmente
valido e riconosciuto denominato “CHECK LIST OCRA - Procedura
breve per l’identificazione del rischio da sovraccarico biomeccanico
degli arti superiori da lavoro ripetitivo” (modulistica che
può essere scaricata, con altro materiale molto utile dal sito
dell’EPM – Ergonomia della Postura e del Movimento –
di Milano).
La checklist, in pratica, guida l’auditor nella valutazione del
singolo ciclo facendogli valutare la modalità di interruzione del
lavoro a cicli, l’attività delle braccia e la frequenza di
azione (nell’ultima versione della checklist è stato introdotto
anche un fattore dipendente da una postura statica), le attività
lavorative con uso ripetuto di forza (impiegando una metodologia per valutare
soggettivamente lo sforzo percepito con una scala da 0 a 10 detta Scala
di Borg), le posture inadeguate delle braccia e i fattori di rischio complementari;
a ciascuna valutazione corrisponde un valore numerico da determinare;
la somma di questi valori porta alla definizione del punteggio della checklist
OCRA e della rispettiva fascia di rischio secondo quanto riportato nella
seguente tabella (dato che i valori numerici indicati nella checklist
sono stati tarati sui fattori moltiplicativi forniti per il calcolo del
più completo Indice OCRA, il punteggio finale della checklist può
essere a sua volta letto in funzione della fascia di corrispondenza con
i valori degli Indici OCRA).

Si noti che nel caso in cui siano presenti più
compiti ripetitivi o più cicli all’interno della stessa fase
o del lavoro di un singolo operatore è possibile combinare i risultati
ottenuti effettuando una somma ponderata dei singoli contributi (con punt(n)
si intende il punteggio della checklist del compito o della fase n, mentre
con %t(n) si intende la percentuale di tempo del compito o della fase
n):
Punteggio totale = (punt(A) • %t(A)
+ punt(B) • %t(B) + … + punt(Z) • %t(Z))
Conclusioni
L’attenzione sempre crescente per l’ergonomia in questi ultimi
anni è dovuta principalmente al fatto che spesso la conoscenza
dei fattori che permettono di migliorare, di ottimizzare l’ambiente
lavorativo è già il primo passo importante per migliorare
la salute e la sicurezza dei lavoratori; infatti, conoscere cose come
il modo corretto per sollevare un peso o per organizzare un compito ripetitivo
perché non porti a conseguenze sulla salute degli operatori deve
fare parte del bagaglio culturale di tutti coloro che nelle aziende si
occupano a vario titolo di sicurezza.
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