Sicurezza
La mtm ha scritto l'articolo "L'esposizione dei
lavoratori ai campi elettromagnetici" che è stato pubblicato
sulla rivista Imbottigliamento (Maggio 2009 - anno XXXII edita da Tecniche
Nuove) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.
L'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici
L’esposizione
dell’uomo ai campi elettromagnetici è un tema molto dibattuto
negli ultimi anni, sia per quanto riguarda l’ambito domestico che
quello lavorativo. Infatti le sorgenti di emissione di campi elettromagnetici
sono in costante aumento, così come in costante aumento è
la frequenza di esposizione dell’uomo a questi campi, sia nell’ambito
lavorativo che nell’ambito domestico.
Risulta quindi crescente l’attenzione che viene dedicata alla prevenzione
dei rischi derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici.
Infatti numerosi sono gli studi medico – scientifici pubblicati
in merito, i quali determinano per la prima volta alcuni importanti capisaldi
per poter affrontare correttamente e con metodo il problema legato all’esposizione
umana ai campi elettromagnetici. Bisogna sottolineare che alcuni aspetti
legati ai rischi per la salute umana sono ancora ignoti o quantomeno non
supportati da evidenti e indiscutibili relazioni causali, mentre altri
aspetti, principalmente legati agli effetti acuti e a breve termine, risultano
ormai acclarati e supportati da comprovate evidenze scientifiche. Infatti
l’argomento, essendo un problema abbastanza recente, presenta alcuni
aspetti ancora in fase di discussione.
Per quanto riguarda l’esposizione ai campi elettromagnetici sul
luogo di lavoro, il Decreto di riferimento è il cosiddetto Testo
Unico sulla Salute e Sicurezza del lavoro, ovvero il Decreto Legislativo
9 aprile 2008, n. 81, e più precisamente il suo Titolo VIII “Agenti
fisici”, Capo IV “Campi elettromagnetici”.
In merito ai campi elettromagnetici, il Testo Unico riprende le disposizioni
dell’ormai abrogato Decreto Legislativo 19 Novembre 2006, n. 257
“Attuazione della Direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime
di sicurezza e salute relative all’esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti da agenti fisici (campi elettromagnetici)”, il
quale introduceva uno specifico “Titolo V-ter, Protezione da agenti
fisici: campi elettromagnetici” nel D.Lgs. 626/94, anch’esso
abrogato.
La Direttiva Europea 2004/40/CE fa parte delle direttive emanate a livello
Comunitario circa la protezione dei lavoratori dagli agenti fisici: vibrazioni
meccaniche (Direttiva 2002/44/CE), rumore (Direttiva 2003/10/CE), campi
elettromagnetici (Direttiva 2004/40/CE) e radiazioni ottiche artificiali
(Direttiva 2006/25/CE). Tutte le disposizioni presenti in queste Direttive
sono ora recepite dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico) e introducono nuove
metodologie e nuovi aspetti circa la valutazione dei rischi in azienda,
soprattutto in merito a campi elettromagnetici e radiazioni ottiche artificiali.
L’entrata in vigore del Titolo VIII Capo IV del D.Lgs. 81/2008 relativo
ai campi elettromagnetici era fissata dallo stesso Testo Unico per il
30 aprile 2009; con l’emanazione della nuova Direttiva Europea 2008/46/CE
l’entrata in vigore del suddetto Capo è stata posticipata
al 30 aprile 2012. Attenzione: questo non significa che la valutazione
dei rischi di esposizione a campi elettromagnetici può essere omessa!
Infatti il Testo Unico impone l’obbligo dal 1 gennaio 2009 di valutare
tutti i rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici e quindi
anche ai campi elettromagnetici. Dal 2012 si dovrà realizzare uno
specifico Documento di Valutazione del Rischio derivante dall’esposizione
ai campi elettromagnetici.
I campi elettromagnetici
Il D.Lgs. 81/2008 fornisce la seguente definizione per campo elettromagnetico,
mutuata dalla Direttiva 2004/40/CE: “campi magnetici statici e campi
elettrici, magnetici e elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza
inferiore o pari a 300 GHz”. Fisicamente un campo elettromagnetico
è una quantità vettoriale definita in tutti i punti dello
spazio e in ogni istante di tempo, composto da due principali campi vettoriali:
il campo elettrico, il campo magnetico.
Numerose sono le sorgenti di campi elettromagnetici di tipo naturale,
primo su tutti l'irraggiamento solare, ma ancor più numerose sono
quelle di tipo artificiale. In generale ogni attrezzatura elettrica o
conduttore percorso da energia elettrica crea attorno a sé un campo
elettromagnetico, come anche i sistemi di telecomunicazione e i sistemi
stessi di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica. Risulta
quindi evidente come l’attività lavorativa odierna sia costantemente
interessata dalla presenza dei suddetti campi e come assuma un’importanza
rilevante la valutazione e la mitigazione dei rischi derivanti dall’esposizione
ai campi elettromagnetici.
Il D.Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo IV
Il campo di applicazione specifica in primo luogo come le disposizioni
riguardino “la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza
dei lavoratori dovuti agli effetti nocivi a breve termine
conosciuti nel corpo umano derivanti dalla circolazione di correnti indotte
e dall’assorbimento di energia, e da correnti di contatto”.
Gli effetti considerati sono quindi quelli acuti, ovvero
immediatamente riscontrabili, tralasciando così gli effetti nocivi
a lungo termine e quelli legati al contatto con conduttori in tensione
(folgorazione).
Il Decreto, nell’allegato XXXVI, fissa poi dei valori limite istantanei,
ovvero indipendenti dal tempo di esposizione: i valori limite
di esposizione (in Tabella 1), ovvero quei valori oltre
ai quali il lavoratore riscontra effetti nocivi per la salute dovuti all’esposizione,
e i valori di azione (in Tabella 2), ovvero
quei valori che una volta superati determinano l’obbligo di adottare
particolari misure protettive e preventive durante lo svolgimento dell’attività
lavorativa, come viene spiegato in seguito.
I valori riportati nelle tabelle seguenti sono espressi in funzione dell’intervallo
di frequenza (Hz) proprio del campo elettromagnetico.


Il Datore di lavoro deve quindi, nell’ambito della
Valutazione dei Rischi, valutare e, se necessario, misurare o calcolare
i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i singoli lavoratori,
in modo tale da stabilire se vengono superati i valori di azione e i valori
limite di esposizione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione
e calcolo del livello di esposizione costituiscono parte integrante del
Documento di Valutazione dei Rischi. Inoltre la valutazione, la misurazione
e il calcolo dei livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti
i lavoratori devono essere programmati ed effettuati con cadenza almeno
quadriennale.
A seguito della valutazione dei rischi, qualora risulti che i valori
di azione sono superati, il datore di lavoro deve elaborare ed
applicare un programma d'azione che comprenda misure tecniche
e organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori
limite di esposizione, tenendo conto in particolare:
- di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione ai
campi elettromagnetici;
- della scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici
di intensità inferiore, tenuto conto del lavoro da svolgere;
- delle misure tecniche per ridurre l'emissione dei campi elettromagnetici,
incluso se necessario l'uso di dispositivi di sicurezza, schermature
o di analoghi meccanismi di protezione della salute;
- degli appropriati programmi di manutenzione delle attrezzature di
lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
- della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni
di lavoro;
- della limitazione della durata e dell'intensità dell'esposizione;
- della disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale.
Il Datore di lavoro deve inoltre valutare con estrema attenzione l’esposizione
ai campi elettromagnetici dei lavoratori dotati di dispositivi
medici elettronici (stimolatori cardiaci e altri dispositivi
impiantati).
I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a campi elettromagnetici
che superano i valori di azione devono essere indicati con un'apposita
segnaletica e l'accesso alle stesse aree deve essere limitato al personale
autorizzato, laddove ciò sia tecnicamente possibile e sussista
il rischio di un superamento dei valori limite di esposizione.
Bisogna comunque ricordare che in nessun caso i lavoratori
devono essere esposti a valori superiori ai valori limite
di esposizione. Nel caso in cui, nonostante i provvedimenti presi dal
datore di lavoro, i valori limite di esposizione risultino superati, il
datore di lavoro adotta misure immediate per riportare
l'esposizione al di sotto dei valori limite, per evitare un nuovo superamento.
Inoltre i lavoratori per i quali è stata rilevata un'esposizione
superiore ai valori limite devono essere sottoposti a
sorveglianza sanitaria, effettuata con periodicità
pari a una volta l'anno o diversamente stabilita dal medico competente.
Inoltre il Datore di lavoro provvede affinché tutti
i lavoratori esposti ad un qualsiasi rischio derivante
da campi elettromagnetici sul luogo di lavoro, indipendentemente dal livello
di esposizione, vengano informati e formati in relazione
al risultato della Valutazione dei Rischi, con particolare riguardo:
- all'entità e al significato dei valori limite di esposizione
e dei valori di azione, nonché ai potenziali rischi associati;
- ai risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli
di esposizione ai campi elettromagnetici effettuate;
- alle modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi
dell'esposizione per la salute;
- alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza
sanitaria e agli obiettivi della stessa;
- alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti
dall'esposizione.
- all'uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale
e alle relative indicazioni e controindicazioni sanitarie all’uso.
Problematiche relative all’applicazione
del Decreto
Il Decreto pone alcune problematiche relative allo svolgimento della Valutazione
dei Rischi. Essendo infatti le sorgenti di campi elettromagnetici presenti
in tutti i luoghi di lavoro ed essendo presenti sotto molteplici forme,
quando risulta possibile a priori valutare l’esposizione ai campi
magnetici senza dover ricorrere a misure strumentali in sito? Ad esempio:
se le uniche sorgenti in azienda di campi elettromagnetici sono rappresentate
da telefonini, personal computer, stampanti e normali attrezzature da
ufficio, si è comunque obbligati a effettuare misure strumentali?
Quando invece il Datore di lavoro può tener conto nella Valutazione
dei Rischi dei soli livelli di emissione indicati dai fabbricanti delle
attrezzature, stabilendo come non necessaria un valutazione dei rischi
maggiormente dettagliata?
Per rispondere a questi quesiti a breve il Comitato Europeo di Normalizzazione
Elettrotecnica (CENELEC) pubblicherà un elenco delle di sorgenti
che potranno essere trascurate nella Valutazione dei Rischi derivanti
da esposizione a campi elettromagnetici. Questo elenco dovrebbe quindi
comprendere tutte le apparecchiature elettriche di largo consumo; bisogna
infatti ricordare che il Decreto tutela i lavoratori dagli effetti acuti
e istantanei, ovvero effetti generati da campi molto intensi.
In ogni caso, il Documento di Valutazione dei Rischi dovrà comprendere
i risultati di una Valutazione del Rischio legata all’esposizione
a campi elettromagnetici. Questa Valutazione dovrà comunque elencare
quali siano le apparecchiature installate in azienda che danno luogo a
campi elettromagnetici, quali sono i lavoratori esposti ai suddetti campi,
e quali sono le misure di prevenzione e protezione adottate per limitare
al minimo l’esposizione, sia che le attrezzature rendano indispensabili
oppure no valutazioni condotte tramite misure strumentali.
Nel caso poi debbano essere condotte misurazioni per determinare il massimo
livello istantaneo di esposizione a campo elettromagnetico, queste dovranno
essere condotte secondo le norme europee standardizzate del CENELEC, o
in loro assenza sulla base delle specifiche linee guida emanate dal Comitato
Elettrotecnico Italiano (CEI). Fino ad oggi gli standard realizzati o
in preparazione presso il CENELEC sono quattro e riguardano l’esposizione
di:
- lavoratori dotati di dispositivi medici elettronici (stimolatori
cardiaci e altri dispositivi impiantati);
- addetti che lavorano in “luoghi elettrici” (ad esempio
gli installatori e manutentori di elettrodotti e cabine di derivazione);
- lavoratori in ambiente ferroviario;
- saldatori.
Conclusioni
Le prescrizioni derivanti dal Titolo VIII, Capo IV del D.Lgs. 81/2008
entreranno totalmente in vigore dal 30 Aprile 2012, data entro la quale
la Valutazione di Rischi dovrà comprendere un apposito “Documento
di Valutazione dei Rischi derivanti da esposizione a Campi Elettromagnetici”.
Nel frattempo, visto che la valutazione dell’esposizione deve comunque
essere fatta, un valido aiuto per inquadrare correttamente il problema
relativo all’esposizione ai campi elettromagnetici ci viene fornito
dalla Banca dati “Gauss” elaborata dall’Istituto Superiore
per la Protezione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL), disponibile on-line.
La Banca dati “Gauss” tratta il problema dei campi elettromagnetici
nella sua totalità, analizzando sia gli effetti acuti a breve termine,
legati all’esposizione sul luogo di lavoro, sia gli effetti a lungo
termine legati all’esposizione domestica e ambientale. Viene fornito
un esauriente inquadramento legislativo e normativo a livello europeo
e nazionale, trattazioni dettagliate del fenomeno fisico, indicazioni
relative alla Valutazione del Rischio, aspetti medico – sanitari
legati al problema dell’esposizione, misure tecniche e metodologiche
di prevenzione e protezione; inoltre sono presenti interessanti schede
riassuntive che mostrano quali possono essere i primi provvedimenti e
accorgimenti da mettere in atto in caso di esposizione ad apparecchiature
classiche da ufficio, come ad esempio mostrato in Tabella 3 - Fonte:
Banca dati “Gauss” ISPESL .

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