Sicurezza
La mtm ha scritto l'articolo "Ergonomia: una scianza
multisettoriale " che è stato pubblicato sulla rivista Pulizia
Industriale e Sanificazione - Mensile di manutenzione e igiene civile
e industriale (marzo 2007 - anno XL edita da MO.ED.CO S.r.l.) e che abbiamo
il piacere di riportare integralmente.
Ergonomia: una scienza multisettoriale
L’ergonomia
costituisce un ambito di studio e un settore normativo che si è
rivelato molto attivo e prolifico in questi ultimi anni; dal punto di
vista legislativo è aumentata, infatti, la consapevolezza che una
cattiva organizzazione del posto di lavoro può arrecare danni fisici
agli individui, ai lavoratori e che risulta necessario, pertanto, studiare
e ottimizzare il comportamento e le modalità di interazione degli
individui quando, in particolare, sono immersi negli ambienti lavorativi;
il traguardo molto ambizioso diventa, quindi, quello di dimensionare l’ambiente
di lavoro in funzione degli individui che lo vivono, in modo che la sicurezza
e il benessere degli stessi non siano mai compromesse.
L’ergonomia
Partendo dalle basi, per ergonomia, termine derivante dalle parole greche
ergon (che significa lavoro) e nomos (che significa
legge), si intende (secondo la definizione approvata dal Direttivo
dell’IEA, International Ergonomics Association, nel luglio
2000) la disciplina scientifica che si occupa della comprensione delle
interazioni tra l’Uomo e gli altri elementi di un sistema e, al
contempo, la professione che applica teorie, principi, dati e metodi di
progettazione per ottimizzare il benessere dell’individuo e le prestazioni
complessive del sistema stesso.
Si noti che, nei paesi anglosassoni, per indicare l’ergonomia si
preferisce utilizzare, significativamente, la dizione Human Factors
o Human Engineering, sottolineando inequivocabilmente che l’Uomo,
e nient’altro, è al centro dell’interesse di questa
disciplina/professione: infatti, tutto il resto deve essere studiato e
progettato in funzione dei suoi limiti e delle sue caratteristiche naturali,
delle sue capacità fisiche e psichiche e delle sue esigenze e bisogni.
Ciascuno di noi, come si può facilmente dimostrare nei compiti
che ci prendiamo o che ci affidano, istintivamente cerca di svolgere i
compiti nel modo migliore possibile, sia in termini di risultati, sia
in termini di modalità di esecuzione dei compiti stessi; l’ergonomia,
in quest’ottica, risulta essere una sorta di formalizzazione di
questo processo istintivo. La nascita dell’ergonomia vera e propria
può essere fatta risalire agli anni ‘50, al termine della
Seconda Guerra Mondiale: solo nel corso di questo sanguinoso conflitto,
per la prima volta, ingegneri, medici, psicologi, fisiologi e antropologi
furono riuniti per concentrare contemporaneamente le proprie conoscenze
su di un medesimo progetto (diversamente da quanto previsto dalla prassi
operativa precedente, secondo la quale ogni area professionale doveva
produrre singolarmente e indipendentemente le proprie soluzioni per un
dato progetto). Autore di questa “impresa” e padre dell’ergonomia
(anche perché fu il primo a impiegare tale termine) fu, nella fattispecie,
lo psicologo gallese K.F.H. Murrell che riuscì, infatti, a convincere
i progettisti che operavano in ambito navale a riunirsi in un unico gruppo
di lavoro per discutere preventivamente delle problematiche progettuali
di ogni singolo progettista in modo da porre al centro della ricerca l’Uomo
e le sue esigenze operative.
Come oggi sappiamo, questo approccio interdisciplinare si rivelò
efficace e vincente per l’ambito militare; a partire da questo ambito,
come spesso avviene, se ne tentò l’applicazione anche al
settore industriale, dimostrando la sua indubbia utilità; l’interesse
nei confronti di questo approccio crebbe a tal punto che, nel 1949 in
Inghilterra, il già citato Murrell fondò la prima società
nazionale di ergonomia. Nacque poi, nel 1961, l’International
Ergonomics Association, che oggi, con circa 15.000 iscritti, rappresenta
le società di ergonomia appartenenti a 40 Paesi; anche in Italia,
sempre nel 1961, nacque la SIE, la Società Italiana di Ergonomia.
L’ergonomia, una scienza multisettoriale
La ricerca della modalità ottimale per effettuare i compiti che
svolgiamo risulta, si anticipava, innata nell’Uomo; con questa impostazione
sembra ovvio che, se fosse possibile scegliere fra due ambienti di lavoro
dei quali il primo risulta perfettamente adeguato all’individuo
che effettua la scelta, mentre il secondo risulta per più motivi
ostile allo stesso, la scelta ricadrebbe sul primo ambiente di lavoro.
Anche la scelta di uno strumento o di un’attrezzatura di lavoro
segue la stessa logica: avendo la necessità di allestire una postazione
di lavoro di un videoterminalista, per esempio, le esigenze ergonomiche
(tipo e caratteristiche del videoterminale, della poltrona, della scrivania
e di eventuali altri elementi necessari) sarebbero sicuramente prioritarie.
Per incontrare il favore di chi compra, un oggetto deve essere sempre
più user-friendly (amichevole per l’utilizzatore):
non deve, quindi, fare solo bene quello per cui è stato progettato
e costruito, ma deve permettere di farlo senza richiedere che l’utilizzatore
debba adattarsi oltre un certo limite al suo funzionamento; dal
campo militare, all’ambito industriale, fino alle esigenze di marketing,
la strategia, che potrebbe anche sembrare scontata in molti casi, di porre
l’Uomo al centro risulta vincente; potremmo riassumere l’idea
di base dell’ergonomia dicendo che non è più l’Uomo
che deve adattarsi al suo lavoro, agli ambienti o agli oggetti, ma il
lavoro, gli ambienti e gli oggetti, che vengono ideati, progettati e costruiti
a misura di Uomo.
Le esigenze ergonomiche, oltrechè dettate da queste considerazioni
di ordine pratico, sono anche stabilite, dal punto di vista lavorativo,
a livello legislativo: in Italia, per esempio, il D.Lgs. 626/94 al punto
1, comma f, dell’articolo 3, riporta la seguente misura generale
per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori: rispetto
dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta
delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione,
anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo; è
presente il riferimento all’ergonomia anche nel Titolo III - Uso
delle attrezzature di lavoro, nel Titolo IV - Uso dei Dispositivi di Protezione
Individuale, nel Titolo V - Movimentazione Manuale dei Carichi e nel Titolo
VI - Uso di attrezzature munite di videoterminali. Per quanto riguarda
la progettazione di macchine, inoltre, le esigenze ergonomiche sono richiamate
dal D.P.R. 459/96, recepimento italiano della cosiddetta Direttiva Macchine:
al punto 1.1.2 dell’Allegato I richiamando, infatti, la necessità
che la macchina sia progettata per la sicurezza, recita, al comma d: nelle
condizioni d’uso previste devono essere ridotti al minimo possibile
il disagio, la fatica e le tensioni psichiche (stress) dell’operatore,
tenuto conto dei principi dell’ergonomia; inoltre, al punto
1.2.2 dello stesso allegato, stabilisce che la posizione e la corsa dei
dispositivi di comando, nonché lo sforzo richiesto devono essere
compatibili con l’azione comandata, tenendo conto dei principi
ergonomici. La Direttiva Macchine è applicabile anche grazie
alle cosiddette norme armonizzate, ovvero specifiche tecniche
approvate da organismi riconosciuti a svolgere attività normativa,
per un’applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia
obbligatoria, e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea; in merito allo studio dell’ergonomia dal punto di vista
normativo, è necessario fare riferimento ai seguenti due Comitati
Tecnici (Technical Committee, TC):
-
quello dell’ISO, ovvero l’ISO/TC 159
“Anthropometry and biomechanics” e
-
quello del CEN, ovvero il CEN/TC 122 “Ergonomics”.
Alcune delle norme principali emesse nel corso di questi
anni sono le seguenti:
- la serie EN 547, sulle misure del corpo umano;
- la serie EN 614, sui principi ergonomici di progettazione;
- la serie EN 894, sull’interfaccia Uomo - macchina;
- la serie EN 1005, sulle prestazioni del corpo umano;
- la serie EN ISO 9241, sui requisiti ergonomici per il lavoro di
ufficio con videoterminali (VDT);
- la serie EN ISO 11064, sulla progettazione ergonomica di centri
di controllo.
L’ergonomia sembra, quindi, essere una sorta di
fondale nel quale si muovono queste attività lavorative o di progettazione
e costruzione di macchine: infatti, potrebbe anche non esserci, ma se
c’è deve necessariamente essere presente in ogni aspetto;
per mettere l’Uomo al centro delle valutazioni, devono essere presi
in considerazione per uno studio approfondito una notevole serie di fattori,
quali, principalmente:
- postura e movimento corporeo (per esempio, posizione eretta
o seduta, sollevamento, trazione o spinta);
- fattori ambientali (per esempio, illuminazione, clima,
rumore, vibrazioni, o sostanze chimiche);
- informazioni e operazioni (per esempio, informazioni ottenute
visivamente o attraverso altri sensi);
- organizzazione del lavoro (per esempio, compiti appropriati,
lavori non ripetitivi).
Per la comprensione di tutti questi aspetti, l’ergonomia
non può che raccogliere, selezionare e integrare le numerose conoscenze
provenienti da diversi settori delle scienze umane (per esempio, la psicologia)
e della tecnologia (per esempio, l’antropometria, la biomeccanica,
il disegno industriale, la fisiologia o la tossicologia) in merito all’Uomo
e alla sua modalità di relazionarsi con i sistemi esterni e ai
cosiddetti eventi interagenti, cioè tutto ciò che interagisce
con l’Uomo provocando una reazione positiva, neutra o negativa;
in merito, sono ancora utilizzate le espressioni rapporto (e interfaccia)
Uomo - Macchina, Uomo - Ambiente e Uomo - Uomo (categorie nelle quali
inserire, spannometricamente, l’interazione dell’Uomo con
tutto ciò che lo circonda).
La ruota dell'ergonomia

La funzione dell’ergonomia può essere rappresentata
in modo schematico da una ruota (appunto, la ruota dell’ergonomia)
suddivisa in tre sezioni concentriche:
- il centro, in corrispondenza del quale non può
che essere posizionato l’Uomo e la mansione lavorativa che deve
svolgere;
- la sfera operativa, in corrispondenza della quale sono
elencati i fattori valutabili e modificabili per mezzo dell’ergonomia
(l’Uomo, il posto di lavoro, l’organizzazione del lavoro,
il contenuto del lavoro e l’ambiente di lavoro);
- la sfera delle reazioni, in corrispondenza della quale
sono riportati i fattori necessari per far funzionare al meglio un’azienda
(la sicurezza sul lavoro, la motivazione del personale, la tutela
della salute e l’economicità).
Una prima osservazione importante è che l’Uomo
è indicato due volte, sia nel centro, sia nella sfera operativa,
cioè nel settore riservato all’ergonomia: infatti, oltre
a quanto detto in precedenza in merito alla necessità di adattare
il lavoro all’Uomo (con le sue capacità e con le sue caratteristiche),
l’Uomo è in grado naturalmente di esercitare un certo livello
di adattamento, che, pertanto, per i principi di base dell’ergonomia,
deve essere sempre necessariamente richiesto. Inoltre, si osserva che
solo se la sfera delle reazioni è equilibrata e forte è
possibile perseguire il benessere sul posto di lavoro e ottenere contemporaneamente
buoni risultati economici.
Descriviamo brevemente i cinque settori della sfera operativa:
- l’Uomo: entrano in gioco in quest’analisi,
principalmente, i problemi antropometrici (lo studio delle caratteristiche
fisiche degli individui, per esempio, l’altezza, la lunghezza
degli arti), i problemi fisiologici e biomeccanici (per esempio, la
postura, il movimento, il consumo energetico) e i problemi cognitivi
(per esempio, il grado di formazione, l’esperienza); l’ergonomia,
da questo punto di vista può contribuire, quindi, a progettare
beni a misura d’uomo, in termini di dimensioni fisiche, in termini
di forze e impegno richiesti per l’utilizzo e può indicare
i percorsi formativi necessari e più convenienti per operare
efficientemente e in sicurezza;
- il posto di lavoro: entrano in gioco in quest’analisi
l’organizzazione spaziale del luogo di lavoro (in funzione delle
dimensioni dell’Uomo addetto e della posizione di punti pericolosi
o di punti di intervento che richiedono posture forzate), la postura
dell’Uomo durante la mansione lavorativa e la necessità
di effettuare sollevamento di pesi o movimenti ripetuti;
- l’organizzazione del lavoro: entrano in gioco in
quest’analisi la scelta di procedimenti e mezzi di lavoro appropriati,
la pianificazione del lavoro e l’istruzione, l’orario
di lavoro e la regolamentazione delle pause, la valutazione e indennizzazione
del lavoro e il margine di responsabilità decisionale;
d. il contenuto del lavoro: entrano in gioco in quest’analisi
le capacità e i talenti delle singole persone messi in paragone
con le richieste della mansione operativa; scopo dell’ergonomia,
quindi, è fare in modo di evitare la mancanza di stimoli, la
monotonia o il sovraffaticamento, implementando soluzioni specifiche
quali la job rotation (rotazione delle mansioni), il job
enlargement (ampliamento delle competenze) o i colloqui personali
con il personale, per far emergere eventuali differenze fra esigenze
lavorative e capacità personali;
- l’ambiente di lavoro: entrano in gioco in quest’analisi,
principalmente, lo studio del microclima e dell’illuminazione
necessari per effettuare una determinata mansione, l’igiene,
il clima sociale ottimale.
Conclusioni
Conoscere le basi dell’ergonomia è, quindi, un primo passo
necessario per tutte le persone coinvolte, a vario titolo, nel mondo dell’industria:
i datori di lavoro dovrebbero puntare ad adeguare i luoghi di lavoro affinché
risultino ergonomicamente accettabili, i fabbricanti dovrebbero puntare
a progettare e costruire beni ergonomici perché il mercato (e in
alcuni casi anche le legislazioni) richiederà sempre maggiormente
beni user-friendly, i lavoratori devono conoscere come lavorare nel modo
più ergonomico possibile per conseguire un maggiore benessere personale
e, contemporaneamente, offrire buone prestazioni lavorative.
Conoscere, invece, come applicare l’ergonomia può richiedere
la lettura di articoli, di libri o la partecipazione a corsi specifici
e, comunque, la comprensione di concetti che derivano, come si è
avuto modo di vedere, dai più svariati campi dello scibile umano,
dalla psicologia all’ingegneria; in merito, la sempre maggiore diffusione
delle conoscenze in campo ergonomico si spera porti progressivamente anche
a una loro maggiore applicazione, con benefici per tutti gli attori in
gioco.
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