Direttiva ATEX - Atmosfere
potenzialmente esplosive
La mtm ha scritto l'articolo "Macchine: rischio
esplosione e conformita' alla direttiva ATEX" che è stato
pubblicato sulla rivista Imbottigliamento (giugno 2006 - n° 5 - anno
XXIX) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.
Macchine: rischio esplosione e conformita' alla direttiva
ATEX
Uno dei rischi maggiormente significativi per la
salute e la sicurezza dei lavoratori e delle persone in generale è
sicuramente il rischio esplosione. Si richiama alla mente l’esplosione
di uno stabilimento chimico nel 1976 a Seveso, episodio ormai tristemente
famoso, durante il quale la deflagrazione non ha provocato direttamente
dei morti, bensì centinaia di feriti gravi; le emissioni di diossina
e di altre sostanze pericolose, tuttavia, hanno provocato per anni nella
zona circostante una mortalità da cancro sensibilmente più
elevata; un’esplosione, di un impianto, di un’apparecchiatura
in genere, può portare, quindi, sia a effetti immediati (morti,
feriti, danni alle strutture e all’ambiente e, al limite, anche
al cosiddetto effetto domino, ovvero il portare a esplosioni a catena,
ognuna in grado di replicare gli effetti dell’esplosione che l’ha
generata), sia a effetti a lungo termine (come nel caso di Seveso dove
l’esplosione ha portato alla dispersione di sostanze cancerogene);
tale rischio esplosione non può e non deve essere trascurato nella
valutazione dei rischi durante le attività lavorative.
Un po’ di teoria sulle esplosioni
Un’esplosione è definita come un improvviso e violento rilascio
di energia (generalmente, meccanica o chimica), normalmente con produzione
di gas ad altissima temperatura e pressione; l'espansione praticamente
istantanea di questi gas crea un'onda d'urto, nel mezzo in cui avviene,
che in assenza di ostacoli si espande in una sfera centrata nel punto
dell'esplosione. Se incontra ostacoli esercita su di essi una forza tanto
maggiore quanto maggiore è la superficie investita e quanto più
essa è vicina al centro dell'esplosione (fonte Wikipedia).
Per avere un’esplosione, tuttavia, è necessario che i tre
elementi del cosiddetto Triangolo di fuoco, ovvero combustibile,
comburente e sorgente di innesco, siano presenti e lo siano nella giuste
quantità e proporzioni; questo significa che in presenza di una
miscela gassosa di ossigeno (combustibile) e metano (comburente) avente
le giuste proporzioni, fintantoché non interviene una fonte di
innesco sufficiente non ha luogo alcuna esplosione.
Gli ingredienti per riuscire, quindi, a padroneggiare (in quanto in alcune
circostanze l’esplosione è proprio l’effetto che si
vuole ottenere, si pensi, per esempio, al settore militare o a quello
delle demolizioni civili) questo processo sono:
- la conoscenza delle sostanze in gioco: quindi, sia nei confronti
di un impianto, sia di un’apparecchiatura è necessario
studiare i materiali e le sostanze trattate, in termini di proprietà
fisiche e chimiche e in termini di quantità assolute e relative;
- la conoscenza dei processi coinvolti: è necessario
identificare le trasformazioni successive cui sono soggetti i materiali
e le sostanze;
- la conoscenza dell’impianto o dell’apparecchiatura
e del suo funzionamento: identificare eventuali superfici calde,
organi mobili a contatto con i materiali e le sostanze sono solo alcune
delle caratteristiche che permettono di analizzare il rischio esplosione.
Esplosioni e legislazione
Dal punto di vista legislativo si è cercato prima di tutto di far
capire che il rischio di esplosione deve essere trattato come lo sono
tutti gli altri rischi cui possono incorrere i lavoratori; in maniera
sistematica, infatti, il Datore di Lavoro deve valutare la presenza di
atmosfere potenzialmente esplosive (cioè quelle atmosfere che potrebbero
diventare esplosive a seguito delle condizioni locali in cui si opera)
sul luogo di lavoro e agire di conseguenza per gli operatori e per le
apparecchiature destinati a operare in quelle zone.
Nascono con questo spirito le due Direttive Europee ATEX (termine che
deriva dal francese ATmospheres EXplosibles) che regolamentano
le atmosfere potenzialmente esplosive:
- la direttiva di prodotto ATEX 94/9/CE obbliga i Costruttori all’ottemperanza
dei requisiti in essa previsti per la commercializzazione di apparecchi
e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente
esplosiva;
- la direttiva sociale ATEX 99/92/CE rivolta all’utilizzatore
per la definizione dei requisiti minimi per incrementare la protezione
della sicurezza e della salute dei lavoratori potenzialmente a rischio
di atmosfere esplosive.
Seguendo il principio gerarchico principe per affrontare i rischi per
i prodotti o nei luoghi di lavoro, se non è possibile eliminare
o, comunque, ridurre al minimo i rischi nel modo migliore possibile (generalmente
operando a livello progettuale) è necessario implementare delle
soluzioni protettive opportune; il problema ritorna alla conoscenza del
sistema in esame e, più in particolare, alla determinazione delle
zone nelle quali potrebbe formarsi un’atmosfera potenzialmente esplosiva;
questo processo, definito classificazione dei luoghi pericolosi o
zonizzazione, viene svolto generalmente seguendo le indicazioni di
specifiche norme, da scegliersi in funzione del tipo di comburente in
esame (sotto forma di gas, vapore o nebbia, o sotto forma di polvere):
- EN 60079-10 (CEI 31-30) "Costruzioni elettriche per atmosfere
esplosive per presenza di gas - Parte 10: classificazione dei luoghi
pericolosi".
- GUIDA CEI 31-35 "Costruzioni elettriche per atmosfere potenzialmente
esplosive per la presenza di gas - Guida all'applicazione della norma
EN 60079-10 (CEI 31-30) - Classificazione dei luoghi pericolosi".
- GUIDA CEI 31-35/A "Costruzioni elettriche per atmosfere potenzialmente
esplosive per la presenza di gas - Guida all'applicazione della norma
EN 60079-10 (CEI 31-30) - Classificazione dei luoghi pericolosi - Esempi
di applicazione".
- EN 50281-3 (CEI 31-52) "Costruzioni elettriche destinate all'uso
in ambienti con presenza di polvere combustibile - Parte 3: Classificazione
dei luoghi dove sono o possono essere presenti polveri combustibili".
È necessario notare che l’applicazione di una norma armonizzata
non è mai cogente e, pertanto, sarebbe possibile, in via teorica,
effettuare la classificazione delle aree utilizzando metodologie differenti,
a patto di conseguire un livello di sicurezza almeno pari a quello conseguibile
con le norme armonizzate.
La classificazione dei luoghi pericolosi o zonizzazione
Il risultato finale della zonizzazione è la suddivisione dello
stabilimento o dello spazio occupato dalla macchina in esame in zone,
in funzione della frequenza di formazione e della permanenza di un’atmosfera
esplosiva per la presenza di gas, vapori, nebbie o polveri, secondo la
seguente tabella:

In questo modo, secondo quanto detto in precedenza, la
conoscenza delle sostanze in gioco, dei processi coinvolti e dell’impianto
o dell’apparecchiatura e del suo funzionamento consente di identificare
in quali zone e per quanto tempo rischiano di completarsi dei Triangoli
del fuoco; in tali zone, ovviamente, è necessario installare solo
apparecchiature in grado di garantire un livello adeguato di protezione
nei confronti del rischio esplosione.
Le categorie di apparecchiature che possono essere impiegate in ciascuna
zona (suddivise nei gruppi I e II, a seconda che siano destinate a essere
impiegate rispettivamente nelle miniere e nei loro impianti di superficie
o in altri siti con presenza di atmosfere potenzialmente esplosive) sono
indicate nella seguente tabella:

I casi da analizzare a questo punto sono sostanzialmente
tre:
- un Datore di Lavoro che ha classificato la sua azienda e ha identificato
zone nelle quali potrebbero formarsi atmosfere potenzialmente esplosive
e nelle quali deve installare delle apparecchiature; in questo caso
è necessario fare riferimento alla tabella delle categorie indicata
precedentemente: in ogni zona è possibile installare e far funzionare
solo le apparecchiature conformi alla direttiva ATEX aventi le caratteristiche
necessarie;
- un Fabbricante che identifica che la macchina in costruzione ha la
possibilità che al suo interno porti alla formazione di un’atmosfera
potenzialmente esplosiva; in questo caso è necessario sia verificato
il Requisito Essenziale di Sicurezza 1.5.7 - Rischi di esplosione dell’Allegato
I della Direttiva Macchine, comma 1 (la macchina deve essere progettata
e costruita in modo da evitare qualsiasi rischio di esplosione provocato
dalla macchina stessa o da gas, liquidi, polveri, vapori ed altre sostanze
prodotti utilizzati dalla macchina) e comma 2 (a tal fine il
fabbricante prenderà le misure necessarie per evitare una concentrazione
pericolosa dei prodotti, per impedire l'infiammazione dell'atmosfera
esplosiva, per ridurre le conseguenze di un'eventuale esplosione in
modo che non abbia effetti pericolosi sull'ambiente circostante);
tutti i componenti posizionati all’interno delle aree zonizzate
dovranno essere conformi alla direttiva ATEX secondo la tabella delle
categorie indicata in precedenza;
- un Fabbricante di apparecchiature al quale si rivolge un cliente
il quale desidera un’apparecchiatura che possa essere installata
in una determinata zona nella quale potrebbero formarsi atmosfere potenzialmente
esplosive; anche in questo caso è necessario sia verificato il
Requisito Essenziale di Sicurezza 1.5.7 - Rischi di esplosione dell’Allegato
I della Direttiva Macchine, in particolare, il comma 3 (Se il fabbricante
prevede l'utilizzazione della macchina in un'atmosfera esplosiva, saranno
prese le stesse precauzioni) e il comma 4 (il materiale elettrico
di queste macchine deve essere conforme, per i rischi di esplosione,
alle vigenti direttive specifiche) e sia verificata la rispondenza
alla direttiva ATEX (94/9/CE).
In pratica
Il Fabbricante che costruisce apparecchiature, sistemi di protezione,
dispositivi di sicurezza, controllo e regolazione o, in genere, componenti
da installare in atmosfera potenzialmente esplosiva deve rispettare la
direttiva ATEX (94/9/CE) e, quindi, marcarli Ex; questo processo deve
essere seguito anche nel caso in cui fosse necessario realizzare componenti
da installare in una macchina all’interno della quale si formano
atmosfere potenzialmente esplosive.
Con un esempio è possibile chiarire la questione: un Fabbricante
di aspiratori industriali potrebbe progettare e costruire una macchina
destinata all’aspirazione di sostanze non in grado di dare origine
ad atmosfere potenzialmente esplosive (per le caratteristiche fisico -
chimiche, per concentrazione o per granulometria) e, in questo caso, l’aspiratore
industriale e i suoi componenti non devono essere marcati Ex. Se il materiale
o la sostanza aspirata fossero in grado di dare origine ad atmosfere potenzialmente
esplosive, tuttavia, è necessario effettuare la classificazione
delle aree pericolose in corrispondenza della macchina e, all’interno
delle porzioni zonizzate, è necessario utilizzare solo componenti
marcati Ex; in ultimo, come scelta commerciale, vista la richiesta del
mercato, lo stesso Fabbricante potrebbe predisporre il proprio aspiratore
industriale per essere installato in una determinata zona nella quale
potrebbero formarsi atmosfere potenzialmente esplosive, in tal caso l’intera
macchina deve essere marcata Ex.
Un breve cenno, in conclusione, al fatto che, vista la necessità
di una profonda conoscenza dei processi di esplosione e delle metodologie
di prevenzione, per marcare Ex apparecchiature di categoria 1, M1, 2 o
M2 è necessario l’intervento di un Organismo Notificato,
come si può vedere nel diagramma riportato (per una trattazione
più accurata si faccia riferimento alla Atex Guidelines, second
edition, del luglio 2005, versione inglese).

Conclusioni
La comprensione degli aspetti coinvolti nelle esplosioni e delle modalità
per eliminare o ridurre al minimo possibile tali rischi risulta un argomento
molto vasto, con tematiche approfondite sempre più in questi ultimi
anni; per garantire la giusta protezione dei lavoratori nei confronti
di un rischio così significativo, quindi, è importante fare
in modo che tutti gli attori in gioco nel mondo del lavoro studino almeno
i principi base facendo intervenire i professionisti che si occupano di
queste tematiche a supporto di valutazioni in casi specifici.
|