Direttiva macchine
La mtm ha scritto l'articolo "Direttiva macchine:
la Dichiarazione CE di Conformita' e l'analisi dei rischi" che è
stato pubblicato sulla rivista Pulizia Industriale e Sanificazione - Mensile
di manutenzione e igiene civile e industriale (gennaio 2006 - anno XXXIX
edita da MO.ED.CO S.r.l.) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.
Direttiva macchine: la Dichiarazione CE di Conformita'
e l'analisi dei rischi
Sono passati ormai venti anni da quando, nel 1985,
la Comunità Europea ha adottato il Nuovo Approccio all'armonizzazione
tecnica e agli standard e, in questi 20 anni, la marcatura CE è
diventata un punto di riferimento ormai costante per i nostri acquisti,
dai giocattoli per i nostri figli alle macchine con cui lavoriamo tutti
i giorni; è necessario, quindi, interrogarsi sul valore della marcatura
CE, in modo particolare in riferimento agli aspetti relativi alla sicurezza.
Le direttive Nuovo Approccio e la marcatura
CE
Fin dalla sua fondazione, uno dei traguardi che la Comunità Europea
si è fissata è l'istituzione e la promozione del mercato
unico fra gli Stati membri; uno degli strumenti principali a sua disposizione
è l'emanazione delle Direttive Comunitarie che devono essere recepite
all'interno della legislazione di ciascuno Stato membro: in questo modo,
si mira a istituire delle fondamenta legislative comuni per il mercato
unico cosicché ,per esempio, il processo di vendita e acquisto
di un prodotto, aspetti monetari esclusi, diventi indipendente dagli attori
(appartenenti, ovviamente, alla Comunità Europea) in gioco.
Sorsero ben presto dei problemi, tuttavia, per il fatto che le prime Direttive
Comunitarie stabilivano con molta precisione regole e prescrizioni (specifiche
tecniche) alle quali i prodotti dovevano conformarsi per poter circolare
liberamente: le lente e difficili procedure di aggiornamento delle Direttive
Comunitarie, nella fattispecie, si conciliavano male con la rapida evoluzione
delle nuove tecnologie.
Nel 1985 venne, quindi, approvata, la risoluzione denominata Nuovo
Approccio, secondo la quale le Direttive Comunitarie devono preoccuparsi
di specificare i soli Requisiti Essenziali di Sicurezza (i cosiddetti
R.E.S.): in questo modo, ogni Fabbricante (di giocattoli o di macchine,
per esempio) può decidere autonomamente le modalità e i
mezzi da applicare per conformarsi ai requisiti imposti per legge.
Le specifiche tecniche e le norme vengono aggiornate, sulla base di mandati
formali della Commissione Europea, da organismi normativi (CEN, CENELEC
e ETSI) in funzione dell'evoluzione effettiva dello stato dell'arte e
della tecnica; una norma armonizzata è tale se viene pubblicata
ufficialmente alla fine dei lavori sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità
Europea e ha la proprietà di garantire la presunzione di conformità
ai requisiti obbligatori della Direttiva o delle Direttive coperte dalla
norma stessa.
Con il Nuovo Approccio si separa, quindi, l'aspetto legislativo
da quello puramente tecnico e si può garantire nel modo migliore
la libera circolazione di prodotti all'interno della Comunità Europea:
potranno cambiare le soluzioni realizzative, ma le prestazioni in merito
alla sicurezza saranno sicuramente garantite al livello stabilito dalla
legge.
La marcatura CE, nello specifico, applicata su un prodotto, attesta la
conformità dello stesso ai Requisiti Essenziali di Sicurezza di
tutte le Direttive ad esso applicabili; la marcatura CE è obbligatoria
per tutti i prodotti rientranti nell'ambito delle direttive di Nuovo Approccio
(fra questi, per esempio, materiale elettrico in bassa tensione, recipienti
semplici a pressione, giocattoli, prodotti da costruzione, macchine, dispositivi
di protezione individuale, dispositivi medici, ascensori).
La marca tura CE, che potremmo definire come il passaporto che consentel
a commercializzazione, la libera circolazione e l'utilizzo del prodotto
in tutto il territorio della Unione Europea (in quanto nessun prodotto
che necessita di tale marcatura può essere commercializzato senza),
è la punta dell'iceberg di questo processo, a volte di autocertificazione,
a volte di certificazione da parte di Organismi Notificati, di progettazione,
costruzione, commercializzazione e utilizzo di prodotti conformi alla
legislazione dell'Unione Europea.
I passi che portano alla marcatura CE
La marcatura CE, teoricamente, è l'ultimo tassello che viene posizionato
solo al termine dei controlli effettuati sul prodotto; per arrivare ad
apporre la marcatura CE, tuttavia, sono necessartiu tti i passaggpi recedenti
che consistono, per esempio per una macchina (soggetta alla Direttiva
Macchine, 98/37/CE), in:
-
progettazione del prodotto tenendo in
considerazione lo stato dell'arte e della tecnica in termini di prestazioni
ma soprattutto di sicurezza (valutazione dei rischi della macchina);
questo passaggio risulta più decisivo di quanto si pensi, in
quanto solo le soluzioni implementate a questo livello si rivelano
efficaci al 100 %;
-
costruzione del prodotto in funzione
di quanto progettato in precedenza;
-
stesura del Manuale di Uso e Manutenzione
per illustrare le modalità di trasporto, installazione, utilizzo,
manutenzione, troubleshooting della macchina, puntando i riflettori,
in particolare, sugli aspetti inerenti la sicurezza;
-
costituzione del Fascicolo Tecnico della Costruzione
che raccoglie tutta la documentazione relativa alla macchina in merito
alle soluzioni scelte per conformarsi alla o alle Direttive di riferimento;
-
stesura della Dichiarazione di Conformità
CE nel caso di una macchina progettata e costruita per lavorare
da sola o della Dichiarazione del Fabbricante per una macchina
progettata e costruita per essere integrata in un sistema più
complesso.
Come è facile vedere, la marcatura CE, se tutti
i passi precedenti sono stati effettuati correttamente, è una semplice
formalità che richiede semplicemente di seguire quanto riportato,
sempre per le macchine, nell'Allegato III della Direttiva Macchine, ovvero
fare in modo che:
- la marcatura CE di conformità sia costituita dalle iniziali
"CE" secondo il simbolo grafico indicato;
-
in caso di riduzione o di ingrandimento della
marcatura CE, vengano rispettate le proporzioni indicate per il simbolo
di cui sopra;
-
i diversi elementi della marcatura CE abbiano
sostanzialmente la stessa dimensione verticale che non può
essere inferiore a 5 mm (per le macchine di piccole dimensioni si
può derogare a detta dimensione minima).
Altre condizioni da rispettare sono che la marca tura CE deve essere
, per quanto possibile, indelebile e che nessuna altra sigla, marchio,
simbolo o altro può essere confondibile con tale marca tura (per
esempio,
non posso apporre una sigla CE sottintendendo che significa Costruita
Egregiamente).
L'analisi dei rischi
Per effettuare correttamente la progettazione di una macchina, nella
fattispecie, è necessario che gli aspetti di sicurezza vengano
presi in considerazione fin da subito (non è necessario, si noti,
sottolineare la stessa cosa in merito alla produttività e alle
prestazioni) e per far questo è necessario effettuare una valutazione
dei rischi relativamente alla macchina in esame.
A questo scopo, il Fabbricante potrebbe utilizzare operativamente la
metodologia che preferisce; è consigliabile, tuttavia, seguire
le indicazioni della norma armonizzata in merito ai principi generali
per la valutazione dei rischi, la UNI EN 1050 (recepita in Italia nel
novembre del 1998); l'applicazione di questa norma guida, infatti, il
Fabbricante nella stesura di una chiara e utile valutazione dei rischi
durante tutte le fasi del ciclo di vita di una macchina.
Nella UNI EN 1050 si definiscono i seguenti termini:
-
danno: lesione fisica e/o danno alla
salute o ai beni;
-
evento pericoloso: evento che può
causare un danno;
-
misura di sicurezza: mezzo che elimina
un pericolo o riduce un rischio;
-
rischio residuo: rischio che sussiste
dopo aver adottato le misure di sicurezza; il rischio residuo non
è, infatti, il rischio che si è disposti ad accettare.
ma il rischio che sussiste perché se fosse eliminato la macchina
cesserebbe di esercitare la funzione per la quale è stata progettata
e costruita (per questo motivo è impensabile, per esempio,
proteggere completamente la lama di una taglierina).
La valutazione dei rischi secondo la UNI EN 1050 consiste
in una serie di tappe logiche che consentono di esaminare in modo sistematico
i pericoli associati alla macchina; la valutazione dei rischi è
seguita, ogni qualvolta risulti necessario, dalla riduzione del rischio.
Le modificazioni conseguenti della macchina comportano la ripetizione
della valutazione dei rischi: si instaura, così, un processo iterativo
che permette di eliminare, per quanto possibile, i pericoli e di mettere
in atto le misure di sicurezza. Questa iterazione, come è facile
intuire, è agevole se svolta nella fase di progettazione, mentre
può risultare a volte persino impossibile in fase di costruzione
o quando ta macchina è già stata completata.
Nella Figura 1, è possibile vedere il diagramma di flusso che esemplifica
le varie fasi della valutazione dei rischi:

-
determinazione dei limiti della macchina:
è necessario analizzare i limiti di utilizzo (usi previsti,
usi non previsti ma ragionevolmente prevedibili, tipologie di utilizzatori
prevedibili), i limiti di spazio (l'ampiezza dei movimenti degli operatori
addetti, lo spazio necessario per l'installazione, le interfacce operatore
- macchina, macchina - fonte di energia ed, eventualmente, macchina
- altre apparecchiature) e i limiti di tempo (durata della vita prevedibile
in funzione degli usi previsti);
-
identificazione dei pericoli: tutti i
pericoli, le situazioni e gli eventi pericolosi associati alla macchina
devono essere identificati; sono disponibili diversi metodi per l'analisi
sistematica dei pericoli e la norma presenta la descrizione sommaria
dei principali (per esempio, l'analisi preliminare dei pericoli, il
metodo "cosa - se", l'analisi dei modi di guasto e dei loro
effetti - FMEA, il metodo MOSAR - metodo organizzato per un'analisi
sistematica dei rischi, l'analisi dell'albero dei guasti - FTA e la
tecnica Delphi);
-
stima dei rischi: i pericoli hanno un
differente effetto sugli operatori, i rischi relativi vanno pertanto
analizzati; nella Figura 2 è possibile vedere il risultato
di questa operazione per un disco abrasivo di una macchina: come si
nota, per ogni pericolo è possibile individuare una serie di
rischi associati; il rischio è funzione della gravità,
della frequenza e durata dell'esposizione e della probabilità
che si verifichi l'even to pericoloso (come si può vedere nella
Figura 3); è possibile, quindi, procedere ad una sua quantificazione
(anche in maniera qualitativa, con una scala da 1 a 4 per ognuno dei
fattori, per esempio);
-
valutazione dei rischi: in base alla
quantificazione effettuata al punto precedente è possibile
pianificare gli interventi nei confronti di tutti i rischi (infatti,
solo i rischi residui possono essere accettati) in ordine di urgenza.

Come si può vedere dal diagrammav di flusso riportato
nella Figura 1, con la valutazione dei rischi si conclude la prima iterazione
del processo; il Fabbricante, in base aì risultati, allo stato
dell'arte e, in certa misura, a considerazioni di tipo economico, valuta
se è adeguato il livello di sicurezza della macchina e decide seconcludere,
in caso di esito positivo, il processo iterativo.
Come indicato nella norma armonizzata UNI EN ISO 12100: 2005, in caso
di esito negativo, è necessario procedere alla riduzione dei rischi:
-
con la riprogettazione della macchina o di alcune
parti della stessa;
-
con l'utilizzo di protezioni o di dispositivi
di protezione e precauzioni supplementari: alla macchina originale,
sulla quale è stata fatta la valutazione del rischio, vengono
aggiunti delle protezioni fisse e mobili, fotocellule, dispositivi
di arresto di emergenza o viene modificata la logica dei comandi,
introducendo comandi a due mani o dispositivi ad azione mantenuta;
-
con le istruzioni per l'uso: tale opzione è
percorribile, tuttavia, solo se le precedenti opzioni non sono applicabili
per considerazioni di natura tecnica e, in minor misura, ecenomica.

Conclusioni
La valutazione dei rischi connessi a una macchina è, quindi, un
processo che, oltre a essere obbligatorio per legge, è in grado
di condurre il Fabbricante nella costruzione di macchine sempre più
sicure per gli operatori che le utilizzeranno e costituisce il primo tassello
fondamentale per portare la macchina alla marcatura CE.
Viceversa, deve essere implicito che la visione della marcatura CE su
una macchina o su un prodotto in generale, se non dà la certezza
di poter disporre del prodotto più sicuro in assoluto, sicuramente
sottintende che il Fabbricante ha effettuato una seria valutazione dei
rischi per tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto in esame; avrà
quindi un grande valore in merito alla libera circolazione dei prodotti
nell'Unione Europea, ma si spera che sottintenda anche un costante aumento
del livello di sicurezza che i prodotti stessi ci offrono nel nostro lavoro
e durante le occupazioni del nostro tempo libero.
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