Rischio esplosione e atmosfere
potenzialmente esplosive
La mtm ha scritto l'articolo "Come affrontare il
rischio esplosione: la Direttiva di prodotto 94/9/CE, la Direttiva sociale
99/92/CE e le norme armonizzate" che è stato pubblicato sulla
rivista Pulizia Industriale e Sanificazione - Mensile di manutenzione
e igiene civile e industriale (ottobre 2006 - anno XXXIX edita da MO.ED.CO
S.r.l.) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.
Come affrontare il rischio esplosione: la Direttiva
di prodotto 94/9/CE, la Direttiva sociale 99/92/CE e le norme armonizzate
Nella valutazione
dei fattori che consentono di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori
e delle persone non deve essere trascurato il rischio esplosione: se,
infatti, dal punto di vista della probabilità di accadimento è
spesse volte trascurabile rispetto agli altri rischi, dal punto di vista
della magnitudine, o gravità delle conseguenze, non si può
affermare la stessa cosa, potendo essere minacciata persino la capacità
produttiva dell’azienda per un periodo significativo; l’esplosione,
di un impianto o di un’apparecchiatura in genere, può causare
sia effetti immediati (morti, feriti, danni alle strutture e all’ambiente
e, al limite, anche il cosiddetto effetto domino, ovvero portare a esplosioni
a catena, ognuna in grado di replicare gli effetti dell’esplosione
che l’ha generata), sia effetti a lungo termine (come è avvenuto,
per esempio, nel 1967 a seguito dell’esplosione avvenuta nella fabbrica
Icmesa a Seveso, con la dispersione di sostanze cancerogene su una vasta
area).
L’esplosione e le sue basi teoriche
L’esplosione è una reazione rapida di ossidazione o decomposizione
che produce un aumento della temperatura, della pressione o di entrambe
simultaneamente (fonte ISO 8421-1).
La definizione fornita permette di sottolineare un primo aspetto fondamentale,
ovvero il fatto che l’esplosione è una reazione chimica,
cioè è una trasformazione di materia che avviene senza variazioni
misurabili di massa; è caratterizzata da reagenti ben definiti,
da un’energia di attivazione e da un certo numero di prodotti e
sottoprodotti, in funzione delle condizioni operative nelle quali ha luogo.
La reazione chimica può essere di ossidazione o di decomposizione:
nel primo caso una sostanza, detta genericamente combustibile, reagisce
con un cosiddetto comburente (che generalmente è l’ossigeno),
mentre nel secondo caso la sostanza stessa, in opportune condizioni, dà
luogo a una reazione che porta alla formazione di più specie chimiche,
come nel caso delle sostanze esplosive (che non verranno trattate in questa
sede, in quanto sono sostanze prodotte appositamente per poter esplodere
e soggette, quindi, a delle valutazioni differenti rispetto, per esempio,
a dei solventi infiammabili).
Quando l’ossigeno, anche atmosferico, funge da comburente siamo
in presenza di una reazione di combustione; è possibile concentrare
l’analisi al caso specifico della combustione proprio perché
è il più probabile che si presenti in azienda.
Schematizzando, per poter innescare un’esplosione è necessario
che:
- la concentrazione di combustibile e comburente risulti compresa entro
determinati limiti (che vengono, pertanto, definiti limiti di esplosività):
si parla, in questo caso, di percentuale minima e massima ricavate
sperimentalmente e denominate Limite Inferiore di Esplosività
(LEL: Lower Explosive Limit) e Limite Superiore di Esplosività
(UEL: Upper Explosive Limit);
- sia presente una sorgente di accensione efficace: perché una
reazione chimica possa avere luogo, ai reagenti deve essere fornita
in qualche modo una cosiddetta minima energia di attivazione o, in questo
caso, di ignizione (MIE: Minimum Ignition Energy): la modalità
con cui questa energia (che può essere dell’ordine di pochi
mJ, come nel caso del metano, per cui la MIE è pari a 0,28 mJ)
viene apportata non modifica il risultato della reazione, ma è
fondamentale per effettuare una corretta valutazione del rischio esplosione;
in merito, la norma armonizzata UNI EN 1127-1 - Atmosfere esplosive
- Prevenzione dell’esplosione e protezione contro l’esplosione
- Parte 1: Concetti fondamentali e metodologia - identifica 13
possibili tipologie generali di sorgenti di accensione efficaci: superfici
calde, scintille di saldatura, fiamme e gas caldi di altra origine,
scintille di origine meccanica, materiale elettrico, correnti elettriche
vaganti, cariche elettrostatiche, fulmini, onde elettromagnetiche a
radiofrequenza (RF) da 104 Hz a 3*10^12 Hz, onde elettromagnetiche da
3*10^11 Hz a 3*10^15 Hz, radiazioni ionizzanti, ultrasuoni, compressione
adiabatica e onde d’urto e aumenti di temperatura dovuti a reazioni
chimiche o a materiali instabili (comprendendo anche l’autocombustione
di uno strato di polveri).
I tre elementi del cosiddetto triangolo di fuoco, ovvero combustibile,
comburente e sorgente di innesco, quindi, devono essere presenti nelle
giuste quantità e proporzioni; questo significa, per esempio, che
in presenza di una miscela gassosa di ossigeno (combustibile) e metano
(comburente) avente le giuste proporzioni, fintantoché non interviene
una fonte di innesco sufficiente non ha luogo alcuna esplosione.
Esplosioni e legislazione
Dal punto di vista legislativo, per i luoghi e le attrezzature di lavoro
sono state emanate due Direttive Europee, note sotto la denominazione
ATEX (termine che deriva dal francese ATmospheres EXplosibles), che richiedono
la valutazione del rischio di esplosione:
- la Direttiva (di prodotto) ATEX 94/9/CE (identificata anche come
ATEX 100A) obbliga, infatti, i Costruttori all’ottemperanza dei
requisiti in essa previsti per la commercializzazione di apparecchi
e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente
esplosiva (cioè quelle atmosfere che potrebbero presentare miscele
con l’aria, in condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili
allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri, in cui, a seguito dell’accensione,
la combustione si propaga all’intera miscela incombusta);
- la Direttiva (sociale) ATEX 99/92/CE (identificata anche come ATEX
137A) obbliga il Datore di Lavoro alla valutazione della presenza di
atmosfere potenzialmente esplosive sul luogo di lavoro intervenendo,
se il caso, con misure specifiche nei confronti degli operatori e delle
apparecchiature destinati a operare nelle zone classificate, cioè
quelle in cui è probabile la formazione di atmosfere potenzialmente
esplosive.
La Direttiva ATEX 94/9/CE porta alla marcatura Ex degli apparecchi e
sistemi di protezione e alla loro classificazione nelle categorie 3, 2
(e 2M per miniere e loro impianti di superficie) e 1 (e 1M per miniere
e loro impianti di superficie) in ordine crescente di livello di protezione
garantito.
La Direttiva ATEX 99/92/CE porta alla classificazione dei luoghi pericolosi
o zonizzazione in funzione della probabilità di formazione
di un’atmosfera potenzialmente esplosiva (per esempio, espressa
in ore all’anno); si hanno così:
- la zona 2 (gas) o 22 (polveri) dove non è possibile sia presente
un’atmosfera esplosiva durante il funzionamento normale o, se
ciò avviene, è possibile sia presente poco frequentemente
e per breve periodo (generalmente tra le 0,1 e le 10 ore in un anno);
- la zona 1 (gas) o 21 (polveri) dove è possibile che sia presente,
durante il funzionamento normale, un’atmosfera esplosiva (generalmente
tra le 10 e le 1000 ore in un anno);
- la zona 0 (gas) o 20 (polveri) dove è presente continuamente
o per lunghi periodi un’atmosfera esplosiva (generalmente più
di 1000 ore in un anno).
In generale, comunque, la valutazione del rischio esplosione, seguendo
il principio gerarchico principe per affrontare i rischi nei luoghi di
lavoro o per le attrezzature e i dispositivi, ha lo scopo di condurre
all’eliminazione o alla riduzione (operando anche a livello progettuale)
del singolo rischio e se ciò non fosse possibile, porta all’implementazione
di soluzioni protettive opportune nei confronti del singolo rischio in
esame.
La valutazione del rischio esplosione
Seguendo lo schema proposto dalla norma armonizzata UNI EN 1050 -
Sicurezza del macchinario - Principi per la valutazione del rischio
- , è possibile effettuare la valutazione del rischio esplosione
secondo lo stato dell’arte in merito; i passi che devono essere
seguiti sono:
- identificare i pericoli: è necessario dettagliare i materiali
e le sostanze in gioco in termini di proprietà fisiche e
chimiche e in termini di quantità assolute e relative in modo
da identificare quelli che potrebbero portare alla formazione di atmosfere
potenzialmente esplosive; la completezza di questa operazione è,
ovviamente, basilare per la valutazione dei rischi in corso: la dimenticanza
di un sottoprodotto o di un rifiuto pericoloso in termini di esplosività
potrebbe portare, infatti, a conseguenze anche drammatiche;
- determinare la presenza e la probabilità di sorgenti di accensione
in grado di accendere l’atmosfera esplosiva; è necessario
analizzare come i materiali e le sostanze precedentemente identificati
interagiscono con l’ambiente esterno per valutare la presenza
di possibili sorgenti di accensione;
- determinare la probabilità che si determini un’atmosfera
esplosiva: le condizioni al contorno relativamente ai materiali e le
sostanze precedentemente identificate, come il confinamento, la ventilazione,
il grado di dispersione e la concentrazione in aria, infatti, risultano
fondamentali per poter valutare le possibili conseguenze di un’esplosione
(per esempio, in termini di effetti, fiamme, onde di pressione o detriti
vaganti);
- valutare il rischio: è necessario calcolare, per esempio,
un indice di rischio esplosione, assegnando un valore numerico (per
esempio, in una scala da 1 a 5) alla probabilità e uno alla magnitudine
(anch’esso in una scala da 1 a 5) del possibile evento e moltiplicandoli;
- eliminare, ridurre o gestire il rischio (con misure di prevenzione
o di protezione, nella fattispecie).
La prima misura di prevenzione, in termini di importanza, come avviene
in molti casi nel campo della sicurezza, è la formazione e l’informazione;
il Capo Sesto - Informazione e formazione del D.Lgs. 626/94 sottolinea
l’importanza che questi strumenti hanno nell’economia della
sicurezza: non adempimenti di poca utilità, ma mezzi per veicolare
conoscenze e per impostare dei comportamenti. Quando si conoscono le cose,
se si esclude un possibile effetto di eccessiva confidenza, si riesce
a operare sempre al meglio, evitando la maggior parte dei rischi che si
possono presentare nella situazione in esame: si pensi al problema delle
sostanze chimiche incompatibili, cioè a quelle sostanze che possono,
se messe a contatto l’una con l’altra:
- reagire violentemente, come gli acidi con le basi o come i metalli
alcalini e alcalino terrosi con l’acqua;
- reagire producendo una notevole quantità di calore;
- reagire determinando la formazione di prodotti infiammabili (e, in
alcuni casi, anche prodotti tossici), come l’ammoniaca (incluse
le soluzioni acquose) con il Cloro, il Bromo o lo Iodio, come il Cloro
con un alcool o come l’acido nitrico con l’anidride acetica
o l’acido acetico.
In questo caso, per la gestione di questo pericolo, per esempio, in
un laboratorio, potrà essere sufficiente, sempre in seguito a un’attenta
valutazione del rischio esplosione, una formazione e informazione specifica
che punti l’attenzione sulle modalità di stoccaggio, utilizzo
ed eliminazione di queste sostanze: per esempio, i contenitori delle sostanze
chimiche incompatibili devono essere conservati separatamente e, durante
qualsiasi attività nel laboratorio, devono essere prese tutte le
misure necessarie affinché tali sostanze non vengano in contatto
inavvertitamente.
Paradossalmente, nonostante la formazione e l’informazione risultino
le misure di sicurezza più importanti, esse sono anche le ultime
a dover essere applicate: questo avviene perché, in primo luogo,
la soluzione ideale è l’eliminazione del rischio e perché,
in secondo luogo, se anche il rischio non è stato eliminato, deve
essere, comunque, diminuito e, solo come ultima possibilità, gestito
così com’è (il cosiddetto rischio residuo). Per evitare
la formazione di atmosfere esplosive è possibile, infatti:
- sostituire le sostanze in grado di formare atmosfere esplosive con
differenti che non presentano questo problema (per esempio, se possibile,
la sostituzione di solventi alcolici con solventi acquosi);
- ridurre la quantità o limitare la concentrazione di sostanze
in grado di formare atmosfere esplosive (in alcuni casi, magari per
abitudine, vengono utilizzati certi agenti chimici, per esempio, i solventi,
in quantità molto superiori a quelle realmente necessarie; inoltre,
potrebbe essere possibile, in alcuni casi, suddividere il processo in
step successivi in modo da gestire quantità e concentrazioni
ridotte rispetto al processo iniziale); questo può essere effettuato
anche relativamente a un ambiente di lavoro, riducendo per mezzo di
soluzioni progettuali e costruttive le quantità disperse dei
materiali e delle sostanze in esame oppure per mezzo di una ventilazione
efficace degli ambienti stessi;
- inertizzare il sistema (spesso per impedire la formazione di atmosfere
esplosive si ricorre, infatti, all’aggiunta di gas inerti - per
esempio, gas nobili, anidride carbonica o azoto - , vapore acqueo o
sostanze polverose inerti - per esempio, carbonato di calcio - compatibili
con i prodotti lavorati).
Le misure di protezione riguardano principalmente progettisti e costruttori
e partono, comunque, dal presupposto di permettere all’esplosione
di avvenire, soluzione che generalmente deve essere scelta solo se le
misure di protezione non sono applicabili o non consentono di raggiungere
un livello di sicurezza accettabile nei confronti delle persone coinvolte.
Conclusioni
Il rischio di esplosione deve, quindi, essere correttamente valutato in
modo da minimizzare le conseguenze di eventuali episodi incidentali.
La conoscenza delle basi teoriche dell’esplosione non risulta essere
un mero esercizio intellettuale, ma permette di comprendere il problema
e di poterlo gestire nel modo migliore possibile; la formazione e l’informazione
in merito costituiscono un passo fondamentale per l’acquisizione
di certe conoscenze e di certi comportamenti che consentano ai singoli
di lavorare il più possibile in sicurezza e risultano mezzi fondamentali
insieme alle altre soluzioni di prevenzione o di protezione riportati
per non trascurare un pericolo che quando si concretizza porta sempre
a drammatici bilanci.
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