Marcatura CE e ergonomia
La mtm ha scritto l'articolo "Ergonomia: introduzione
a una scienza multisettoriale" che è stato pubblicato sulla
rivista Imbottigliamento (Febbraio 2006 - n° 1 - anno XXIX) e che
abbiamo il piacere di riportare integralmente.
Eronomia: introduzione a una scienza multisettoriale
Uno dei settori
normativi più .in fermento è quello relativo all'ergonomia
a causa sia di una maggiore attenzione nei confronti dell'individuo e
del suo rapporto con il suo lavoro sia per il fatto che si è compreso
che tanto più gli aspetti legati all'ergonomia vengono studiati
e ottimizzati, tanto maggiormente si può lavorare in sicurezza
e in condizioni di benessere.
Ergonomia è un termine che deriva dalle parole
greche ergon (che significa lavoro) e nomos (che significa legge) ed è
la disciplina scientifica che si occupa della comprensione delle interazioni
tra l'uomo e gli altri elementi di un sistema. Al contempo, è la
professione che applica teorie, principi, dati e metodi di progettazione
per ottimizzare il benessere dell'individuo e le prestazioni complessive
del sistema stesso (questa è la definizione di ergonomia approvata
dal Direttiva dell'IEA International Ergonomics Association,
nel luglio 2000). È significativo, ma non sorprendente, vista la
definizione appena indicata, che, per indicare l'ergonomia, nei Paesi
anglosassoni spesso si preferisca utilizzare la dizione Human Factors
o Human Engineering, sottolineando in maniera inequivocabile che
il centro dell'interesse ergonomico è l'Uomo. Tutto, infatti, deve
essere studiato e progettato in funzione dei suoi limiti e delle sue caratteristiche
naturali, delle sue capacità fisiche e psichiche e delle sue esigenze
e bisogni.
Si potrebbe pensare che questo tipo di studio sia vecchio quanto il mondo:
è istintivo, in ciascuno di noi, cercare di svolgere i nostri compiti
nel modo migliore possibile; migliore, non solo dal punto di vista dei
risultati, ma soprattutto per quanto riguarda le modalità di svolgimento
dei compiti stessi. L'ergonomia, tuttavia, ovvero lo studio e la formalizzazione
di questo processo istintivo, è nata solo negli anni '50.
Fu durante la Seconda guerra mondiale che, per la prima volta, fisiologi,
psicologi, medici, antropologi e ingegneri furono convinti a collaborare
contemporaneamente allo stesso progetto, scostandosi dalla vecchia prassi
operativa che prevedeva che ogni area professionale elaborasse separatamente
dalle altre le soluzioni relative a un dato progetto. Lo psicologo gallese
K.F.H. Murrell (il quale, in seguito, utilizzerà per la prima volta
il termine ergonomia) riuscì, infatti, a convincere i progettisti
che operavano in ambito navale a riunirsi in un unico gruppo di lavoro
per discutere preventivamente dei problemi di ogni singolo progetti sta
in modo da porre al centro della ricerca l'Uomo e le sue esigenze operative.
Questo tipo di approccio interdisciplinare si rivelò vincente ed
efficace e non rimase legato al solo ambito militare, ma venne testato
con successo anche nel settore industriale. Crebbe, in questo modo, l'interesse
nei confronti di questo approccio tanto da portare il già citato
Murrell a fondare, nel 1949 in Inghilterra, la prima società nazionale
di ergonomia. Nel 1961 venne creata l'International Ergonomics Association,
che rappresenta, al giorno d'oggi, le società di ergonomia presenti
in 40 Paesi, con circa 15.000 iscritti; sempre nel 1961, ma in Italia,
nacque la SIE, Società Italiana di Ergonomia.
Una scienza multidisciplinare
Il mondo industriale sta tendendo verso la produzione ergonomica di beni
ergonomici: infatti, non solo il luogo di lavoro deve essere studiato
approfonditamente per essere otti m izzato, ma anche quanto viene prodotto,
per incontrare il favore di chi compra, deve essere sempre più
user-friendly; deve fare, pertanto, quello per cui è stato
prodotto, ma lo deve fare senza richiedere che l'utilizzatore debba adattarsi
al suo funzionamento. È una sorta di rivoluzione copernicana: non
più l'Uomo che deve adattarsi al suo lavoro, agli ambienti o oggetti,
ma il lavoro, gli ambienti e gli oggetti che vengono ideati, progettati
e costruiti a misura dell'Uomo. Se progettare beni user-friendly
è ormai una tendenza di mercato, per quanto riguarda la necessità
di adattare il lavoro all'Uomo, invece, si è verificato un intervento
del legislatore: in Italia, per esempio, il D.Lgs. 626/94 al punto 2,
comma f, riporta la seguente misura generale per la protezione della salute
e per la sicurezza dei lavoratori: rispetto dei principi ergonomici
nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature
e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare
il lavoro monotono e quello ripetitivo; il riferimento all'ergonomia,
inoltre, non manca nei titoli seguenti: III - Attrezzature di lavoro;
IV - Dispositivi di protezione individuale; V - Movimentazione manuale
dei carichi e VI - Videoterminali.
Anche il Dpr 459/96, la Direttiva macchine, richiamando al punto 1.1.2
dell'Allegato I la necessità che la macchina sia progettata per
la sicurezza, recita, al comma d: nelle condizioni d'uso previste
devono essere ridotti al minimo possibile il disagio, la fatica e le tensioni
psichiche (stress) dell'operatore, tenuto conto dei principi dell'ergonomia;
inoltre, al punto 1.2.2, stabilisce che la posizione e la corsa dei
dispositivi di comando, nonché lo sforzo richiesto devono essere
compatibili con l'azione comandata, tenendo conto dei principi ergonomici.
Questo mettere al centro l'Uomo da parte dell'ergonomia porta a uno studio
approfondito di una notevole serie di fattori, quali, principalmente:
-
postura e movimento corporeo (per esempio
posizione eretta, posizione seduta, sollevamento, trazione e spinta);
-
fattori ambientali (per esempio rumore,
vibrazioni, illuminazione, clima, sostanze chimiche);
-
informazioni e operazioni (per esempio,
informazioni ottenute visivamente, attraverso altri sensi, controlli);
-
organizzazione del lavoro (compiti appropriati,
lavori non ripetitivi).
Per la comprensione di tutti questi aspetti l'ergonomia deve necessariamente
raccogliere, selezionare e integrare le numerose conoscenze provenienti
da diversi settori delle scienze umane (per esempio, la psicologia)
e della tecnologia (quali l'antropometria, la biomeccanica, la fisiologia,
la tossicologia, il disegno industriale) in merito all'Uomo e alla sua
modalità di relazionarsi con i sistemi esterni e ai cosiddetti
eventi interagenti, cioè tutto ciò che interagisce con
l'Uomo provocando una reazione. Sono ancora utilizzate le espressioni
rapporto Uomo-Macchina, Uomo-Ambiente e Uomo-Uomo (ovviamente sono solo
delle categorie nelle quali inserire, in generale, l'interazione dell'Uomo
con tutto ciò che lo circonda). La funzione dell'ergonomia può
essere rappresentata in modo schematico da una ruota (figura 1) suddivisa
in tre sezioni concentriche: il centro, la sfera operativa e la sfera
delle reazioni. Al centro di questa ruota, che in letteratura è
definita ruota dell'ergonomia, è posizionato l'uomo
e la mansione lavorativa che deve svolgere.

In precedenza, si è fatto riferimento alla necessità
di adattare il lavoro all'uomo (con le sue capacità e con le
sue caratteristiche), ma è anche vero che naturalmente l'uomo
è in grado di esercitare un certo livello di adattamento, che,
pertanto, per i principi di base dell'ergonomia, deve essere sempre
necessariamente richiesto. Per questo ritroviamo l'uomo anche nella
sfera operativa, ossia nel settore riservato all'ergonomia, accanto
a fattori quali il posto di lavoro, l'organizzazione, l'ambiente e il
contenuto del lavoro. È intuitivo il fatto che ognuno dei fattori
presenti nella sfera operativa influisce su quelli della sfera delle
reazioni; infine, solo se la sfera delle reazioni è equilibrata
e forte è possibile perseguire il benessere sul posto di lavoro
e ottenere contemporaneamente buoni risultati economici. I cinque settori
della sfera operativa, studiabili e modificabili per mezzo dell'ergonomia,
sono:
-
l'uomo: entrano in gioco in questa analisi,
principalmente, i problemi antropometrici (lo studio delle caratteristiche
fisiche degli individui quali l'altezza, la lunghezza degli arti),
i problemi fisiologici e biomeccanici (come la postura, il movimento,
il consumo energetico) e quelli cognitivi (il grado di formazione,
l'esperienza, ecc.). Lergonomia, da questo punto di vista, può
contribuire a progettare beni a misura d'uomo, in termini di dimensioni
fisiche, di forze e impegno richiesti per l'utilizzo e può
indicare i percorsi formativi necessari e più convenienti per
operare efficientemente e in sicurezza;
-
il posto di lavoro: l'analisi riguarda
la postura dell'uomo durante la mansione lavorativa, l'organizzazione
spaziale del luogo di lavoro (in funzione delle dimensioni dell'uomo
addetto e della posizione di punti pericolosi o di punti di intervento
che richiedono posture forzate) e la necessità di effettuare
sollevamento di pesi o movimenti ripetuti;
-
organizzazione del lavoro: sono oggetti
d'indagine la scelta di procedimenti e mezzi di lavoro appropriati,
la pianificazione del lavoro e l'istruzione, l'orario di lavoro e
la regolamentazione delle pause, la valutazione e indennizzo del lavoro
e il margine di responsabilità decisionale;
-
il contenuto del lavoro: entrano in gioco
in questa analisi le capacità e i talenti delle singole persone
raffrontati con le richieste della mansione operativa; scopo dell'ergonomia,
nella fattispecie, è fare in modo di evitare la mancanza di
stimoli, la monotonia o il sovraffaticamento, implementando soluzioni
specifiche quali la job rotation (rotazione delle mansioni),
il job enlargement (ampliamento delle competenze) o i colloqui
personali con il personale, per far emergere eventuali differenze
fra esigenze lavorative e capacità personali;
-
l'ambiente di lavoro: la ricerca riguarda
lo studio del microclima e dell'illuminazione necessari per effettuare
una determinata mansione, l'igiene, il clima sociale ottimale.
Conclusioni
Conoscere i compiti dell'ergonomia è, quindi, un primo passo necessario
per tutte le persone coinvolte, a vario titolo, nel mondo dell'industria:
i datori di lavoro devono adeguare i luoghi di lavoro affinché
risultino ergonomicamente accettabili, i fabbricanti devono progettare
e costruire beni ergonomici perché il mercato (e in alcuni casi
anche le legislazioni) richiederà sempre maggiormente beni user-friendly,
i lavoratori devono conoscere come lavorare nel modo più ergonomico
possibile per conseguire un maggiore benessere personale e, contemporaneamente,
offrire buone prestazioni lavorative.
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