Marcatura CE e sicuezza di prodotto
La mtm ha scritto l'articolo "Direttiva Macchine:
Un caso pratico" che è stato pubblicato sulla rivista Imbottigliamento
(ottobre 2004 - n° 8 - anno XXVII) e che abbiamo il piacere di riportare
integralmente.
Direttiva Macchine: un caso pratico
Dopo aver trattato nel dettaglio la Direttiva Macchine
(Direttiva 98/37/CE), vogliamo analizzare una norma armonizzata specifica
del settore dell'imbottigliamento e vedere quali sono gli aspetti da
tenere in considerazione per la progettazione o la verifica di alcune
macchine all'interno delle nostre aziende.
Palletizzatori e depalletizzatori
Come noto, la Direttiva Macchine ha lo scopo fondamentale di fare della
sicurezza l'aspetto fondamentale nella progettazione e nella realizzazione
delle macchine. Infatti, integrando nella progettazione i principi che
consentono un uso sicuro della macchina (i Requisiti Essenziali di Sicurezza,
come li definisce la Direttiva Macchine) anche la produttività
della macchina stessa ne trae vantaggio, mentre cercare di mettere in
sicurezza una macchina non costruita con questa ottica risulta complesso
e, spesso, conduce sì a un sistema più sicuro, ma anche,
nello stesso tempo, a un sistema meno pertormante. Abbiamo visto, inoltre,
che i progettisti non sono soli a svolgere il loro compito, ma sono
guidati dall'attività degli Enti Normatori. La Direttiva Macchine,
infatti, non dice come devono essere fatte le macchine (come invece
si trova scritto nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 547
del 27 aprile 1955 - Norme per la prevenzione degli infortuni),
ma dice solamente quali sono i Requisiti Essenziali di Sicurezza cui
la macchina deve essere conforme; spetta alle norme (in particolare
a quelle armonizzate) il compito di definire come la macchina debba
essere progettata e costruita in modo da essere allo stesso tempo sia
sicura sia performante grazie soprattutto alle capacità del team
di progettisti. La costruzione o la verifica della conformità
alla Direttiva Macchine di un pallettizzatore, per esempio, passa o
dalla conoscenza e applicazione approfondita della direttiva stessa
o, molto più semplicemente, dallo studio di una norma armonizzata
di tipo C già emessa dal CEN (European Committee for Standardization).
La conformità a una norma armonizzata di tipo C porta automaticamente
alla presunzione di conformità dell'intera macchina cui la norma
C si riferisce, tanto che non è necessario andare ad analizzare
altri pericoli, visto che sono già stati tutti analizzati da
chi ha steso e successivamente ha approvato la norma. Nel nostro caso,
la norma armonizzata di tipo C cui faremo riferimento è la UNI
EN 415-4: Sicurezza delle macchine per imballare - Palletizzatori
e depallettizzatori, emessa nel novembre del 1998.
La norma UNI EN 415-4
Nello Scopo e campo di applicazione della sopraccitata norma si
specificano i requisiti di sicurezza per la progettazione, la fabbricazione
e le informazioni per un uso sicuro di palletizzatori, depallettizzatori,
e macchine impilatrici/disimpilatrici di pallet vuoti integrate o meno
in un (de)pallettizzatore (con questa dicitura la norma si riferisce
contemporaneamente ai pallettizzatori e ai depallettizzatori). [...]
I requisiti di sicurezza tengono conto dei pericoli connessi alle
fasi di preparazione, messa in funzione e messa fuori servizio, regolazione,
uso secondo le informazioni fornite dal fabbricante, manutenzione (sia
preventiva sia correttiva) e pulizia.
La UNI EN 415-4 specifica il motivo per il quale vengono trattati contemporaneamente
i pallettizzatori (cioè una macchina destinata a raggruppare
e impilare le unità di carico sui pallet) e i depallettizzatori
(cioè una macchina destinata a deraggruppare i carichi pallettizzati.):
entrambe le tipologie di macchine presentano, infatti, gli stessi rischi.
La UNI EN 415-4 fa riferimento anche ad altre norme armonizzate, come
la EN 775: Robot industriali di manipolazione - Sicurezza,
per il fatto che all'interno di un sistema complesso di imballaggio
possono essere presenti anche sottounità a loro volta oggetto
di norme di tipo C.
La UNI EN 415-4 non riguarda, tuttavia, i seguenti pericoli che
si possono verificare sui (de)pallettizzatori in alcune circostanze:
- calore;
- rumore;
- radiazione;
- fumi, gas, polveri;
- vibrazioni;
- ergonomia (vedere EN 614-1: 1995).
Questi aspetti, infatti, sono oggetto di altre norme
armonizzate (come indicato per la norma inerente agli aspetti ergonomici);
esse, trattando di aspetti generali della sicurezza delle macchine,
sono di tipo A (progettazione in sicurezza, valutazione del rischio
o terminologia) o, più tipicamente, di tipo B (vibrazioni, emissione
di sostanze, radiazioni, rumore, temperature o ergonomia).
La UNI EN 415-4 non riguarda inoltre i pericoli derivanti dalla natura
del carico (per esempio materiali tossici o iAfiammabili).
Definizioni
Come per le altre norme, e come è fondamentale nella
vita di tutti i giorni, viene presentata, nel terzo paragrafo della
UNI EN 415-4 (Definizioni e raggruppamento funzionate dei (de)pattettizzatori),
la terminologia utilizzata nella norma stessa, in modo da chiarire qualunque
dubbio e in modo da evitare fraintendimenti pericolosi.
Viene definito subito cosa si intende per funzionamento normale (funzionamento
automatico o semiautomatico della macchina, comprese le regolazioni
e ricariche ordinarie - per esempio distributori di strati intermedi,
serbatoi di colla - ma esclusa la manutenzione) per poi passare
a definire i vari tipI di carico (unità di carico, carico di
un pallet, carico pallettizzato, disposizione degli strati, strato semplice,
strato sovrapposto, strati incrociati e pallet).
La UNI EN 415-4 definisce, successivamente, i tipi di macchina (per
esempio, pallettizzatore, depallettizzatori, (de)pallettizzatore semiautomatico,
(de)pallettizzatore automatico, pallettizzatore a una posizione, palletizzatore
a posizioni multiple, macchina disimpilatrice di pallet vuoti, robot
manipolatore industriale) e i raggruppamenti funzionali dei (de)pallettizzatori;
in merito, la norma
in esame dice che essi possono essere classificati a seconda dell'unità
di trasferimento che può essere una (o più) unità
di carico (il pallettizzatore, per esempio, prende una singola
bottiglia per volta e la posiziona correttamente all'interno di scatole),
una fila (il pallettizzatore prende, per esempio, una fila di scatole
e la posiziona correttamente su di un pallet), una pila (il pallettizzatore,
in questo caso, prende una pila di scatole e la posiziona correttamente
sul pallet), una pila multipla oppure uno strato; oppure a seconda
del numero di carichi di pallet che possono essere trattati contemporaneamente:
a una posizione (il pallettizzatore può operare solo su di un
pallet alla volta) o a posizioni multiple (il pallettizzatore è
in grado di selezionare, fra diversi pallet, quello in corrispondenza
del quale deve posizionare, per esempio, la scatola o l'insieme di scatole
che sta manipolando).
I pericoli e i RES
Come ribadito in precedenza, la presenza della norma armonizzata di
tipo C sui (de )pallettizzatori garantisce al progettista di trovare
già analizzati tutti i pericoli specifici della macchina in costruzione;
anche nella UNI EN 415-4, pertanto, vengono indicati i pericoli associati
a un (de)pallettizzatore.
Sono, infatti, presenti i seguenti pericoli:
-
pericoli di natura elettrica associati a
cavi e apparecchiature alimentate elettricamente;
-
eiezione di fluidi ad alta pressione se
vengono utilizzate trasmissioni idrauliche o pneumatiche;
-
scivolamento, inciampo e cadute dall'alto;
-
pericoli di natura meccanica quali: urto
e schiacciamento durante la movimentazione delle unità di
carico, schiacciamento o sezionamento durante l'apertura o la chiusura
di un riparo, schiacciamento causato da un componente di sollevamento,
pericoli specifici connessi alla movimentazione del carico da parte
di un carrello elevatore a forche.
Il normatore, a questo punto, sottolinea un aspetto insolito anche
se molto ragionevole, cioè che l'elevata varietà dei
tipi di (de)pallettizzatori porta alla necessità di effettuare
una valutazione del rischio conformemente alla UNI EN 1050: 1998 (si
vedano in merito i precedenti articoli) in modo da confrontare i risultati
di tale valutazione con i pericoli precedentemente elencati nella
norma in esame.
Seguono i requisiti di sicurezza e le misure generali di sicurezza
per i (de)pallettizzatori con i riferimenti alle norme armonizzate
relative; per esempio, tutti gli equlpaggiamenti elettrici devono
essere progettati e costruiti secondo la CEI EN 60204-1: 1998, opzione
1, mentre tutti i componenti degli impianti idraulici o pneumatici
devono essere progettati e costruiti secondo i requisiti indicati,
rispettivamente, nella UNI EN 982: 1997 e nella UNI EN 983: 1997.
Un aspetto importante su cui la norma si sofferma in modi differenti
è la necessità di compartimentare l'area di lavoro del
(de)pallettizzatore. È indubbia l'utilità di recintare
una macchina completamente automatica quando effettua operazioni di
una certa rischiosità per mezzo di ripari fissi, per mezzo
di ripari mobili interbloccati aventi i sistemi di controllo legati
alla sicurezza almeno di categoria 1 (facendo riferimento a quanto
riportato nella UNI EN 954-1: 1998) oppure per mezzo di dispositivi
di protezione elettrosensibili progettati almeno di categoria 2; potrebbe
sembrare inutile andare a dividere la zona interna ulteriormente.
La UNI EN 415-4 dice, tuttavia, che una zona interna può
essere divisa in sottozone in modo da consentire l'accesso in sicurezza
di un operatore a una sottozona mentre la macchina continua a funzionare
nella/e altra/e sottozona/e. Per garantire l'accesso in sicurezza
in una sottozona, devono essere previsti dei ripari che impediscano
l'accesso alle altre sottozone oppure determinino l'arresto delle
parti pericolose di queste sottozone (in figura 1 viene riportato
un esempio di suddivisione in zone mediante protezioni fisse). La
compartimentazione, pertanto, è uno di quegli accorgimenti,
come dicevamo, che permettono di coniugare la sicurezza con la produttività:
posso progettare, quindi, la macchina in modo tale da prevedere l'ingresso
sicuro di operatori in determinate zone mentre la macchina continua
a operare in altre senza doverla fermare nella sua totalità.

La UNI EN 415-4 tratta, successivamente, dei pericoli collegati
alle attività di manutenzione e di lubrificazione, sottolineando
l'importanza del concetto di energia accumulata: infati, in seguito
a un arresto della macchina, comandato da un operatore oppure da un
dispositivo di sicurezza, le energie potenziali associate, per esempio,
con un carico in posizione elevata e potenzialmente in grado di essere
liberate, devono essere trattenute. Il controllo dell'energia deve
essere automatico ed efficace fino al carico massimo. Può essere
effettuato mediante blocco meccanico o idraulico, frenatura oppure
dispositivi anticaduta.
Le informazioni per l'uso
Dopo un paragrafo dedicato alle verifiche dei requisiti e delle misure
di sicurezza (per esempio, i ripari devono essere in accordo con la
UNI EN 294: 1993, mentre le distanze per raggiungere i dispositivi
di protezione elettrosensibili devono essere misurate in accordo con
la UNI EN 999: 2000), la UNI EN 415-4 si sofferma sulla marcatura
(CE e dell'equipaggiamento elettrico) e sul manuale di istruzioni.
In merito, si dice che, in ragione.dell'importanza del carico
per questo tipo di macchina, il manuale di istruzioni deve comprendere
tutte le informazioni necessarie per l'utente al fine di impedire
pericoli aggiuntivi connessi alla movimentazione del carico.
Vengono indicati, successivamente, i contenuti del manuale di istruzioni,
fra i quali non devono mancare:
-
una descrizione dei carichi previsti in fase
di progettazione della macchina; carichi massimi devono essere indicati
chiaramente, a seconda del tipo di macchina: carico unitario massimo,
carico massimo per l'elemento di sollevamento/spostamento, carico
massimo del pallet;
-
istruzioni sui sistemi di comando comprendenti
gli schemi di circuito dei sistemi elettrici, idraulici e pneumatici;
quando è presente un sistema elettronico programmabile oppure
un sistema pneumatico programmabile, gli schemi di circuito devono
indicare chiaramente le relazioni di interfaccia tra qualsiasi parte
cablata e il sistema elettronico programmabile oppure il sistema
pneumatico programmabile;
-
dettagli relativi a qualsiasi altra protezione
per l'operatore che possa rendersi necessaria per affrontare rischi
residui, per esempio protezione delle orecchie, protezione degli
occhi o dei piedi;
-
istruzioni relative all'uso, la regolazione,
la manutenzione, la pulizia e la programmazione (se necessaria)
in sicurezza per evitare qualsiasi pericolo; queste devono comprendere
la descrizione dei possibili guasti e i consigli per individuarli,
correggerli e prevenirli attraverso la manutenzione ordinaria; deve
essere specificata la frequenza di manutenzione.
Nel manuale di istruzioni, inoltre, deve essere inserito
un elenco specifico delle operazioni relative ai controlli di sicurezza
che possa essere firmata da chi esegue il controllo.
Conclusioni
L'utilizzo della norma UNI EN 415- 4: 1998, Sicurezza delle macchine
per imballare - Pallettizzatori e depallettizzatori, norma armonizzata
di tipo C, pertanto, permette ai progettisti di (de)pallettizzatori
di costruire macchine sicure e performanti e offre agli utenti un punto
di riferimento sicuro per effettuare un'analisi della conformità
di una macchina da acquistare o da ricondizionare.
La norma, infatti, accompagna il progettista nel suo compito aiutandolo
a risolvere alcune situazioni pericolose e suggerendogli le modalità
per garantire la sicurezza degli addetti alla macchina, una sicurezza
che nasce dal rispetto di principi assodati in termini di progettazione
sicura e che approda alla stesura di un manuale di istruzioni che non
sia soltanto un inutile sovracosto, ma che diventi il veicolo per comunicare
veramente le scelte in merito alla sicurezza e alla produttività
effettuate sulla macchina.
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