La Certificazione Ambientale ISO 14001:2004
e la Certificazione Ambientale di Prodotto
La mtm ha scritto l'articolo "La Certificazione
Ambientale ISO 14001:2004 e la Certificazione Ambientale di Prodotto"
che è stato pubblicato sul Supplemento della rivista Pulizia
Industriale e Sanificazione - Imprese Servizi e Multiservizi (giugno
2005 - anno XXXVIII edita da MO.ED.CO S.r.l.) e che abbiamo il piacere
di riportare integralmente.
La Certificazione Ambientale ISO 14001:2004
e la Certificazione Ambientale di Prodotto
La sempre maggiore attenzione all'ambiente dell'opinione
pubblica, della Pubblica Amministrazione, del corpo normativo nonché
delle aziende e dei singoli cittadini spinge sempre più, e a
volte obbliga, le imprese ad internalizzare i costi ambientali sociali.
Tale tendenza richiede la necessità di sviluppare all'interno
delle organizzazioni nuove competenze per gestire le variabili ambientali
tipiche dei propri processi e dei prodotti realizzati, con l'obiettivo
di trasformare quelli che potrebbero, prima vista, essere considerati
dei vincoli in opportunità di sviluppo, di innovazione e di vantaggio
competitivo.
Attuare il proprio Sistema di Gestione per
l'Ambiente
Oggi non più solo le grandi imprese, ma anche le medie e le piccole,
sentono il bisogno di dotarsi di un Sistema di Gestione per l'Ambiente.
Tale esigenza nasce sia dalla consapevolezza che lo sviluppo attuale
sta mettendo a repentaglio il futuro del nostro ecosistema, e che quindi
è necessario e sempre più urgente intraprendere un cammino
verso lo sviluppo sostenibile, sia dal fatto che il mercato premia sempre
più le aziende che dimostrano un impegno ambientale e i prodotti
cosiddetti "verdi".
Altro impulso allo sviluppo dei Sistemi di Gestione per l'Ambiente viene
dai sempre più numerosi finanziamenti in conto capitale o in
conto interessi a favore delle aziende che intendono certificarsi, oltre
che da uno sviluppo normativo che incentiva tale scelta. Sempre più
numerose sono infatti le direttive europee che impongono alle imprese
il raggiungimento di elevati standard ambientali. Una di queste è
sicuramente la Direttiva IPPC (Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione
e riduzione integrate dell'inquinamento) recepita recentemente dal sistema
normativo italiano con il Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
Altre due direttive europee che è d'obbligo citare sono la Direttiva
2002/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 gennaio 2003,
sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), più
conosciuta come WEEE ed in fase di re ce pimento nell'ordinamento italiano,
e la "famosa" Direttiva RoHS (Direttiva 2002/95/CE circa la
restrizione d'uso per alcune sostanze pericolose nelle apparecchiature
elettriche ed elettroniche); comunque, ne esistono ancora molte altre
per esempio relativamente ai gas ad effetto serra e alle sostanze che
riducono lo strato di ozono. Vi è inoltre una proposta di direttiva
relativa ai prodotti che utilizzano energia e che prevede per gli stessi
una specifica marcatura (CE) quale autodichiarazione da parte del fabbricante
del rispetto di specifiche performance ambientali.
Come si può notare, il quadro normativo ambientai e di riferimento
è molto ricco e molto complesso oltre a coinvolgere praticamente
tutti i settori e comparti produttivi. La logica di fondo comune a tutte
le direttive menzionate sta nel fatto che il fabbricante di qualunque
tipo di prodotto è reso responsabile del prodotto stesso anche
dal punto di vista dell'impatto ambientale. Il principio di base che
vi si riscontra è: "chi inquina, paga".
Quindi, per esempio, attraverso la Direttiva RAEE sopra precitata, il
produttore di apparecchiature elettriche ed elettroniche è reso
responsabile del finanziamento e della gestione del fine-vita di dette
apparecchiature.
In questi ultimi mesi abbiamo assistito poi all'entrata in vigore, per
alcuni settori produttivi, di due norinative che obbligano le aziende
a gestire le proprie variabili ambientali.
La prima è relativa all'assegnazione di quote alle imprese per
l'emissione di tonnellate di CO2 equivalente, la seconda è relativa
all'obbligo di richiesta dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Tali normative spingono le aziende a tenere sotto controllo le proprie
variabili ambientali e, quindi, ad implementare un vero e proprio Sistema
di Gestione. Un'efficiente ed efficace risposta a tale esigenza è
sicuramente fornita dall'implementazione di un Sistema di Gestione per
l'Ambiente certificato sulla base della norma UNI EN ISO 14001:2004.
La versione del 2004 della norma, che ha sostituito la precedente, si
avvicina molto alle esigenze delle piccole e medie imprese aiutandole
nello sviluppo di un "sistema" più vicino alle loro
esigenze sia di tipo dimensionale/organizzativo sia di tipo gestionale.
Un Sistema di Gestione per l'Ambiente comporta, inoltre, molti altri
vantaggi per l'azienda quali per esempio agevolazioni dal punto di vista
normativo (incremento della durata di validità delle autorizzazioni
- AIA), maggiore facilità di accesso a finanziamenti, minore
rischio di non rispettare la legislazione vigente grazie ad un controllo
più accurato e alla definizione di regole di monitoraggio specifiche,
riduzione di costi grazie ad un utilizzo più razionale delle
risorse e all'implementazione di progetti specifici, riduzione del rischio
di incidenti ambientali, e molti altri ancora.
Le imprese devono, in definitiva, imparare a trasformare quelli che
fino ad oggi sono stati visti e vissuti come vincoli normativi alla
propria attività caratteristica in opportunità di miglioramento,
di riduzione dei costi, ma soprattutto come opportunità competitiva.
Per ottenere questo risultato è però necessario creare
all'interno della propria azienda delle competenze specifiche ed una
nuova cultura.
La misurazione della performance ambientale
Certificare il proprio Sistema di Gestione per l'Ambiente non significa
solo garantire il rispetto delle leggi applicabili al sito ma anche,
e soprattutto in una logica di sistema, migliorare le proprie prestazioni
ambientali secondo la logica del miglioramento continuo.
Migliorare significa porsi degli obiettivi da raggiungere e per fare
ciò è necessario misurare. Infatti, è solo misurando
e conoscendo che è possibile migliorare. Diventa perciò
necessario definire indicatori di performance ambientali specifici per
il sito produttivo e i processi esistenti. Relativamente a questo tema
esiste una norma, e più precisamente la norma UNI EN ISO 14031,
che tratta della valutazione della prestazione ambientale.
Gli indicatori di prestazione ambientale che possono essere definiti
sono di diversi
tipi:
-
indicatori di prestazione operativa: forniscono
informazioni relativamente ai processi operativi;
-
indicatori di prestazione gestionale: forniscono
informazionirelativamente
agli sforzi della direzione per influire sulla prestazione dei processi
operativi;
-
indicatori di condizione ambientale: forniscono
informazioni relativamente lle
condizioni dell'ambiente, cioè relativamente all'impatto
diretto o indiretto che
possono avere sull'ambiente gli aspetti ambientali dell'impresa.
Gli indicatori di cui sopra dovrebbero essere scelti
in modo tale da rappresentare la performance ambientale dell'impresa
in maniera comprensibile ed utilizzabile. Per esempio, si potrebbe misurare
la quantità di un inquinante scaricata per unità di prodotto
piuttosto che la variazione dell'inquinante stesso caricata in un anno
in rapporto agli investimenti effettuati in tecnologie pulite o in miglioramenti
di processo.
Come anche riportato nella norma UNI EN ISO 14031, il processo per la
valutazione della prestazione ambientale di un 'impresa dovrebbe passare
attraverso le seguenti tre fasi:
- raccolta dei dati e delle informazioni;
- analisi e strutturazione dei dati;
- valutazione dei risultati dell'analisi.
A seguito del processo di cui sopra dovrebbe essere
prevista la fase di pianificazione del miglioramento sulla base dello
stato di fatto fotografato.
Una volta fatta la prima fotografia, il processo dovrebbe riprendere
dall'inizio in maniera dinamica tenendo in considerazione i mutamenti
che possono intervenire all'interno dell'azienda sia in termini di processo
produttivo, sia di materie prime, sia di organizzazione del personale,
sia di struttura.
Il prodotto diventa il protagonista
Fino ad ora abbiamo trattato del Sistema di Gestione per l'Ambiente
e della valutazione della prestazione ambientale che riguardano tipicamente
i processi aziendali. Anche se la norma UNI EN ISO 14001 prevede un
impegno da parte dell'azienda relativamente ai propri prodotti e servizi,
tale aspetto generalmente viene preso poco in considerazione per varie
ragioni. Il motivo principale è quasi sempre legato alla poca
conoscenza che hanno le imprese circa gli impatti ambientali dei propri
prodotti e ciò implica una difficoltà a definire degli
obiettivi di miglioramento legati al prodotto.
In realtà il sistema prodotto influenza in modo determinante
anche i processi aziendali nel loro complesso; quindi, se ragionare
in termini di processo può consentire di raggiungere dei risultati
di miglioramento dimenticandosi del prodotto, ragionare partendo dal
prodotto implica di per sé la necessità di tenere in considerazione
anche i processi (produttivo, degli acquisti, delle vendite, di sviluppo
e progettazione). Ciò che occorre è possedere una conoscenza
approfondita di quali siano gli impatti ambientali del prodotto nell'
arco del suo ciclo di vita: "dalla culla alla tomba" (dall'
estrazione delle materie prime fino alla fine della vita del prodotto
stesso). Solo così sarà possibile definire degli obiettivi
di miglioramento anche per il prodotto.
La tecnica più conosciuta per analizzare un prodotto in termini
di prestazioni ambientali è il Life Cycle Assessment
(LCA) o Valutazione del Ciclo di Vita. Attraverso questo
strumento è possibile conoscere quali siano gli impatti ambientali
di un prodotto nell'arco della sua vita; effettuare uno studio di ciclo
di vita significa dapprima identificare tutto ciò che di rilevante
(materie prime, energia, rifiuti, ecc.) entra ed esce da un prodotto,
quindi valutarne i potenziali impatti ambientali associati ed infine
interpretare i risultati riguardanti le fasi precedenti in relazione
agli obiettivi dello studio.
Anche in questo caso sono disponibili una serie di norme che definiscono
i requisiti per la realizzazione di un assessment di questo tipo. Si
tratta delle norme della serie UNI EN ISO 14040 (UNI EN ISO 14040: Principi
e quadro di riferimento; UNI EN ISO 14041: Definizione dell'obiettivo
e del campo di applicazione e analisi dell'inventario; UNI EN ISO 14042:
Valutazione dell'impatto del ciclo di vita; UNI EN ISO 14043: Interpretazione
del ciclo di vita; ISO/CD 14044.2: Requirements and Guidelines).
È da notare che uno studio di ciclo di vita eseguito conformemente
alle norme della serie UNI EN ISO 14040 è certificabile da una
parte terza indipendente ed accreditata. Al termine dell'iter di certificazione,
il prodotto otterrà la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (DAP)
meglio conosciuta come Environmental Product Declaration (EPD).
Il processo di certificazione e i requisiti da soddisfare per l'ottenimento
della stessa sono definiti dalla norma ISO/DIS 14025: Dichiarazioni
di terzo tipo, principi e procedure.
Uno studio di ciclo di vita completo (dalla culla alla tomba) è
sicuramente laborioso e necessita di una fase preliminare di raccolta
delle informazioni che può, in funzione del prodotto studiato,
essere anche che complessom, a uno studio completo potrebbe non essere
l'obiettivo primario di un'azienda: è quindi possibile ridurre
il campo di applicazione dello studio per esempio "from gale to
gate", cioè dal momento in cui entrano le materie prime
in stabilimento fino alla fase di spedizione del prodotto finito. Ciò
potrebbe essere utile per quelle aziende che siano interessate prioritariamente
allo sviluppo di prodotti "verdi" ricercando economie ali'
interno dei propri processi produttivi. Un tale studio sarebbe invece
assolutamente insufficiente per aziende che, essendo per esempio coinvolte
dalla direttiva relativa alla gestione dei rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche precedentemente citata (WEEE o RAEE), abbiano
intenzione di studiare prodotti caratterizzati da un basso impatto ambientale
non solo nella fase di produzione, ma anche nella fase di fine-vita
(riutilizzo, riciclaggio, smaltimento).
La decisione dell'estensione dello studio dipende poi dal livello di
integrazione dei processi aziendali e dall'intenzione o meno da parte
dell'azienda di ottenere una certificazione del prodotto in esame.
Evidentemente una certificazione ambientale di prodotto, oltre ad essere
uno strumento per la progettazione di prodotti innovativi, è
anche utile per l'ottenimento di economie in quanto basata su uno studio
di ciclo di vita, oltre ad avere una notevole valenza commerciale.
La comunicazione della performance ambientale
La valenza commerciale dell'impegno dimostrato da un'azienda in campo
ambientale può essere espressa solamente attraverso un'adeguata
comunicazione.
Anche un piano di comunicazione deve essere adeguatamente progettato,
per esempio in funzione di che cosa si vuole comunicare, come si vuole
comunicare, ma soprattutto a chi si vuole comunicare.
Solitamente, un'azienda ha la necessità di comunicare con le
cosiddette parti interessate che di solito sono identificate con i termini
di shareholder e stakeholder.
In effetti questi due termini racchiudono tutti i soggetti che hanno
sia dei rapporti diretti con l'impresa sia rapporti indiretti: dagli
azionisti agli istituti di credito, ai dipendenti fino alla società.
Ciascuna parte interessata inoltre vorrà poter avere a disposizione
informazioni diverse e specifiche oltre che in un formato a lei congeniale,
comprensibile e utile. Sarà quindi compito dell'azienda fornire
la giusta informazione e nel formato corretto alle diverse parti interessate
che intende raggiungere.
Comunicare le performance ambientali significa fornire informazioni
relativamente agli impatti ambientali dei propri processi o dei propri
prodotti, o di entrambi. Per esempio, uno strumento per comunicare l'impegno
aziendale nei confronti dell'ambiente è sicuramente l'ottenimento
della Certificazione del proprio Sistema di Gestione per l'Ambiente
e la diffusione, anche verso l'esterno, della Politica Ambientale che
si è deciso di adottare.
Un metodo, invece, per comunicare il proprio impegno per la progettazione
e la produzione di prodotti ecologici è l'ottenimento per questi
di un'Etichetta ambientale. Relativamente a questo tema è opportuno
sottolineare che esistono tre livelli di etichettatura:
-
Etichette di Tipo I: si tratta di etichette ecologiche
sottoposte a certificazione esterna (Ecolabel), i requisiti per
l'ottenimento della quale sono definiti dalla norma UNI EN ISO 14024.
-
Etichette di Tipo II: si tratta di etichette
ecologiche con autodichiarazionicirca le caratteristiche del prodotto,
i requisiti per l'ottenimento delle quali sono definiti dalla normaEN
ISO 14021.
-
Etichette di Tipo III: si tratta di etichette
ecologiche con dichiarazione ambientale di prodotto sottoposte ad
un controllo indipendente (Environmental Product Declaration - EPD),
i requisiti per l'ottenimento della quale sono definiti dalla norma
ISO/DIS 14025.
Più in particolare:
- l'Ecolabel è il marchio europeo di Certificazione ambientale
per i prodotti e i servizi, nato nel 1992 con l'istituzione del
Regolamento europeo n. 880/92, aggiornato con il nuovo Regolamento
n. 1980/2000. Il marchio ha come obiettivo quello di promuovere
prodotti e servizi che durante l'intero ciclo di vita presentino
un minore impatto sull'ambiente, orientando i consumatori verso
scelte di consumo ambientalmente sostenibili;
- le etichettature ambientali di Tipo II consistono in informazioni
di prestazione
ambientale auto dichiarate dal fabbricante per attribuire un valore
aggiunto al proprio prodotto. L'azienda che decide di comunicare
una o più prestazioni alilbientali del proprio prodotto deve
adottare una metodologia chiara, trasparente, scientificamente fondata
e documentata, in modo da garantire la loro veridicità nei
confronti di tutte le parti interessate;
- la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (DAP) è un documento
che permette di comunicare informazioni oggettive, confrontabili
e credibili relative alle prestazioni ambientali dei prodotti.
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