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Le etichette ambientali di prodotto

mtm ha scritto l'articolo "Le etichette ambientali di prodotto" che è stato pubblicato sulla rivista Pulizia Industriale e Sanificazione - Igiene delle Comunità (Aprile 2009 - anno XLII edita da MO.ED.CO S.r.l.) e che abbiamo il piacere di riportare integralmente.

Le etichette ambientali di prodotto

Negli ultimi anni si sono affacciate sul mercato numerose etichette ambientali, relativamente alla fornitura di prodotti e servizi. La presenza di una specifica etichetta ambientale su un prodotto è garanzia per il consumatore di prestazioni maggiormente elevate in termini di rispetto dell’ambiente, se confrontate con quelle di un equivalente prodotto sprovvisto di etichetta.
Spesso il significato e i principi fondanti delle etichette ambientali risultano però difficilmente comprensibili e valutabili da parte del fruitore del prodotto, non conoscendo i criteri che portano all’assegnazione di una specifica etichetta ad un prodotto.
Con il presente articolo si vogliono illustrare le differenti tipologie di etichette presenti sul mercato, soffermandosi infine su un’etichetta specifica, l’Ecolabel, che è tra quelle maggiormente riconosciute in Europa e soprattutto in Italia.

Le etichette ambientali
In primo luogo vediamo brevemente i contenuti della norma internazionale che regola l’istituzione e le finalità delle diverse etichette ambientali, ovvero la Norma UNI EN ISO 14020:2002 “Etichette e Dichiarazioni Ambientali – Principi generali”.
Tra le parti fondamentali vi è la definizione gli obbiettivi delle etichette ambientali:

  • comunicare alle parti interessate, tutte o parte delle informazioni riguardanti gli aspetti ambientali del prodotto/servizio;
  • promuovere la domanda e l’offerta dei prodotti che procurano il minore danno all’ambiente;
  • innescare un processo di miglioramento ambientale continuo guidato dal mercato.

Si passa poi alla descrizione di quali sono i principi generali che un’etichetta ambientale deve soddisfare. Infatti l’utilità e l’efficacia delle etichette e dichiarazioni ambientali dipende fortemente dalla misura in cui trasmettono ai consumatori informazioni affidabili e significative sugli aspetti ambientali di un prodotto/servizio. Risulta perciò necessario che gli aspetti ambientali trattati dalle etichette non siano superficiali, ma effettivamente influenti sulla qualità dell’ambiente; inoltre le metodologie applicate per accertare e garantire il rispetto degli standard ambientali devono essere scientificamente basate, in moto tale da produrre risultati sensati, accurati e soprattutto riproducibili e ripercorribili.
Gli aspetti ambientali che vengono considerati nella definizione e applicazione di un’etichetta devono riguardate le varie fasi del ciclo vita e quindi portare miglioramenti delle performance ambientali in tutte le fasi che compongono la vita di un prodotto/servizio: a partire quindi dalle effettive condizioni di estrazione delle risorse naturali e materie prime, fino alla vera e propria fabbricazione, distribuzione, utilizzo o smaltimento del prodotto/servizio stesso.
L’introduzione nel mercato e l’applicazione delle etichette ambientali deve quindi garantire che il miglioramento delle prestazioni dei prodotti vada di pari passo con il miglioramento ambientale degli stessi, favorendo e incentivando la competitività a lungo termine tra le aziende. Per fare ciò, i criteri specifici relativi all’ottenimento di un’etichetta devono essere il più possibile condivisi dalle differenti parti interessate. Questi criteri vengono elaborati tramite la consultazione e la partecipazione di tutte le organizzazioni e associazioni di categoria interessate. Solo in questo modo è possibile determinare criteri sensati ed attuabili, che prendano quindi in considerazione i costi necessari al miglioramento ambientale e il livello tecnologico disponibile.
Vediamo di seguito le differenti tipologie di etichette ambientali.

Etichette Ambientali di Tipo I
Questo tipo di etichetta ambientale viene assegnata a quei prodotti che rispettano determinati criteri ambientali, definiti per ogni differente categoria di prodotto, il cui rispetto è verificato e garantito da un ente terzo notificato, che si occupa di assegnare l’etichetta stessa.
I criteri che permettono di ottenere le etichette di Tipo I sono “a soglia”, ovvero fissano un riferimento quantitativo (numerico) o qualitativo che deve essere rispettato dal prodotto/servizio per poter ottenere l’etichetta. I criteri sono inoltre basati su un’idea di ciclo vita, incentivando quindi i produttori a migliorare le performance ambientali del proprio prodotto/servizio nell’arco di tutte le fasi di vita dello stesso.
Esistono differenti tipologie di etichette ambientali di Tipo I, alcune hanno valore nazionale, altre hanno valore in tutti i paesi della comunità europea, come l’Ecolabel, la quale verrà trattata in seguito nello specifico.

La norma che regolamenta a livello internazionale la definizione e l’applicazione delle etichette di Tipo I è la UNI EN ISO 14024:2001 “Etichettatura ambientale di Tipo I – Principi e procedure”.

Etichette ambientali di Tipo II
Le etichette ambientali di Tipo II consistono in informazioni di prestazione ambientale auto-dichiarate dal fabbricante, importatore, distributore o rivenditore, per attribuire un valore aggiunto al proprio prodotto e da ciò trarne un beneficio economico. In pratica questo tipo di etichette consistono in simboli e frasi specifiche che possono essere applicate sul prodotto o sull’imballaggio dello stesso.
La norma che regolamenta a livello internazionale la definizione e l’applicazione delle etichette di Tipo II è la UNI EN ISO 14021:2002 “Asserzioni ambientali auto-dichiarate”. Questa norma contiene un elenco appunto di asserzioni ambientali, stabilendo per ognuna di esse il significato e la metodologia necessaria per garantire la veridicità dell’asserzione dichiarata. Questo consente a chi decide di comunicare una o più prestazioni ambientali del proprio prodotto di adottare una metodologia chiara, trasparente, scientificamente fondata e documentata, in modo da garantirne la veridicità nei confronti di tutte le parti interessate.
Vediamo, ad esempio, che cosa specifica la Norma per l’asserzione ambientale “Riciclabile”, alla quale è possibile assegnare il simbolo indicato in Figura 1 (ciclo di Mobius): “caratteristica di un prodotto, imballaggio o componente associato che può essere sottratto dal flusso di rifiuti attraverso processi e programmi disponibili e che può essere raccolto, trattato e restituito all’utilizzo nella forma di materie prime o risorse”.
Un prodotto, imballaggio o componente associato che vuole comunicare al consumatore la propria natura “riciclabile” deve quindi rispettare queste caratteristiche, dimostrandolo tramite studi specifici. I documenti che attestano il rispetto delle caratteristiche devono essere conservati dal fabbricante; infatti pur essendo un’auto-dichiarazione la documentazione deve essere resa disponibile alle autorità interessate per effettuare eventuali verifiche.

Altre asserzioni ambientali auto-dichiarate contenute nella Norma sono:

  • Compostabile;
  • Degradabile;
  • Progettato per il disassemblaggio;
  • Prodotto con durata di vita estesa;
  • Energia recuperata;
  • Contenuto riciclato;
  • Consumo energetico ridotto, consumo idrico ridotto;
  • Utilizzo ridotto delle risorse;
  • Riutilizzabile;
  • Ricaricabile;
  • Riduzione di rifiuti.

Etichette ambientali di Tipo III
Le etichette di Tipo III sono etichette ecologiche con dichiarazione ambientale di prodotto sottoposte ad un controllo indipendente. Come le etichette di Tipo I, sarà un ente terzo notificato ad attribuire il marchio ambientale.
Le differenze principali con le etichette di Tipo I sono due, entrambe riguardanti i criteri da rispettare per ottenere l’etichettatura.

La prima differenza riguarda la considerazione del ciclo vita: mentre le etichette ambientali di Tipo I si fondano su criteri “basati” su un concetto di ciclo vita del prodotto, le etichette di Tipo III richiedono invece che il fabbricante esegua realmente uno studio del ciclo vita (LCA) del proprio prodotto.

La seconda differenza risiede invece nelle modalità di rispetto dei criteri. Come già visto in precedenza, le etichette di Tipo I si basano sul rispetto di criteri “a soglia”. In questo caso invece i criteri non fissano alcuna soglia o parametro qualitativo o quantitativo da rispettare. Al contrario vengono fissati i criteri, differenti per ogni categoria di prodotto, sulla base dei quali bisogna effettuare lo studio del ciclo vita del proprio prodotto. In questo modo i risultati dello studio del ciclo vita, ovvero gli impatti ambientali generati, risultano confrontabili con i risultati di altri studi del ciclo vita, poiché effettuati tutti con gli stessi criteri. Lo scopo è appunto quello di ottenere Dichiarazioni delle Prestazioni Ambientali di prodotto confrontabili tra loro.

Con le etichette di Tipo III si vuole quindi instaurare un processo più raffinato: mentre tutti i prodotti che ottengono l’etichettatura di Tipo I sono considerati “ambientalmente equivalenti”, per i prodotti che ottengono l’etichettatura di Tipo III è possibile realizzare una graduatoria sulla base degli impatti ambientali dichiarati. Questo tipo di approccio incentiva maggiormente le aziende verso un miglioramento continuo delle prestazioni. Bisogna comunque ricordare che, al momento, le etichette di Tipo III influenzano maggiormente i rapporti tra i vari fabbricanti e fornitori, mentre quelle di Tipo I e II sono esclusivamente pensate per fornire maggiori informazioni al consumatore.
La norma che regolamenta a livello internazionale la definizione e l’applicazione delle etichette di Tipo III è la UNI ISO 14025:2006 “Dichiarazioni ambientali – Principi e procedure”.

L’Ecolabel
L’Ecolabel è il marchio europeo di certificazione ambientale per i prodotti e i servizi, nato nel 1992 con l’istituzione del Regolamento europeo n° 880/92, aggiornato con il nuovo Regolamento n° 1980/2000. È un’etichetta ambientale del Tipo I. Il marchio ha come obiettivo quello di promuovere prodotti e servizi che durante l’intero ciclo di vita presentino un minore impatto sull’ambiente, orientando i consumatori verso scelte di consumo sostenibili per l’ambiente.
L’Ecolabel è molto conosciuta in Europa e soprattutto in Italia, nazione che a livello europeo vanta il maggior numero di prodotti/servizi che hanno richiesto e ottenuto il marchio europeo, soprattutto per la categoria “Servizi di ricettività turistica” e “Servizi di campeggio”. Questo dato non riflette però il reale livello di sviluppo delle etichette ambientali nella Comunità Europea; infatti già prima del 1992, data di istituzione dell’Ecolabel, gli altri paesi europei, a differenza dell’Italia, avevano istituito etichette ambientali di prodotto di validità nazionale, che ancora oggi mantengono un elevatissimo numero di prodotti/servizi certificati.
L’Ecolabel può essere richiesta per differenti tipologie di prodotto, tranne che per i prodotti alimentari, le bevande e i prodotti farmaceutici. Al momento i criteri elaborati e approvati dalla Commissione Europea riguardano le categorie elencate in Figura 2.

Per effettuare una domanda di assegnazione del marchio Ecolabel bisogna seguire vari passaggi:

  • i fabbricanti e gli importatori nella Comunità chiedono l'assegnazione di un marchio di qualità ecologica all'organismo competente dello Stato membro nel quale il prodotto è fabbricato o immesso in commercio per la prima volta o è importato da un paese terzo;
  • vengono presentati all’organismo competente tutti i certificati e documenti necessari a dimostrare il rispetto dei criteri fissati per la relativa categoria di prodotto(compresi i risultati di un controllo indipendente, ove richiesto);
  • l'organismo competente valuta le proprietà ecologiche del prodotto;
  • l'organismo competente decide di assegnare il marchio di qualità ecologica e notifica alla Commissione la decisione, corredandola dei risultati completi della valutazione; ogni richiesta di assegnazione del marchio di qualità ecologica è soggetta al pagamento delle spese per l'esame del fascicolo; le condizioni per l'uso del marchio comprendono il pagamento di un diritto di utilizzazione da parte del richiedente (royalty);
  • l'organismo competente conclude con il richiedente un contratto relativo alle condizioni di uso del marchio di qualità ecologica; le condizioni di uso comprendono altresì le clausole concernenti il ritiro dell'autorizzazione ad usare il marchio.

Vediamo ora brevemente un esempio riguardante quali sono i criteri ecologici stabiliti per l'assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica (Ecolabel) ai detergenti multiuso e ai detergenti per servizi sanitari.
Prima di tutto viene data una definizione del gruppo di prodotti “detergenti multiuso e detergenti per servizi sanitari”, in modo tale da stabilire con certezza per quali tipologie di prodotti sono applicabili questi specifici criteri per ottenere l’Ecolabel. Le tipologie di prodotti che vengono fatte rientrare in questo gruppo sono tre:

  • detergenti multiuso: prodotti detergenti destinati alla pulizia regolare di pavimenti, pareti, soffitti, finestre ed altre superfici fisse che devono essere dissolti o diluiti in acqua prima dell'uso;
  • detergenti per finestre: detergenti multiuso specifici destinati alle pulizia regolare delle finestre, diluiti in acqua prima dell'uso o utilizzati senza diluizione;
  • detergenti per servizi sanitari: prodotti detergenti destinati alle operazioni regolari di rimozione (anche tramite strofinamento) dello sporco e/o dei depositi nei servizi sanitari quali lavanderie, bagni, docce, gabinetti e cucine.

Viene poi dato un elenco di prodotti che sono esclusi, come ad esempio i prodotti per usi più specifici, come i detergenti per forni, i lucidanti per pavimenti, le cere, i disgorganti per tubature, etc.
Vengono poi specificati i requisiti relativi a produzione, composizione e imballaggio del prodotto, che elenchiamo brevemente di seguito, per i quali vengono fissati limiti e divieti. Per ogni requisito sono inoltre specificati i metodi di misura e i tipi di prove da effettuare per comprovare l’effettivo rispetto dei requisiti stessi. I criteri ecologici stipulati per questa categoria di prodotti riguardano:

  • il livello di tossicità per gli organismi acquatici;
  • il grado di biodegradabilità dei tensioattivi contenuti, suddiviso per biodegradabilità per reazioni aerobiche e anaerobiche;
  • le sostanze o preparati pericolosi o tossici che il prodotto non deve contenere, né come componenti della formulazione, né come componenti di qualsiasi preparato incluso nella formulazione, come ad esempio alchilfenoletossilati, etilendiamminatetracetato, nitrilotricetato, muschi azotati e muschi policiclici, etc;
  • la tipologia di biocidi contenuti;
  • la tipologia di tinture, sostanze coloranti e fragranze contenute;
  • la tipologia delle sostanze sensibilizzanti contenute (il prodotto non deve essere classificato con le frasi di rischio “R42 può provocare sensibilizzazione per inalazione” e/o “R43 può provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle” ai sensi della direttiva 1999/45/CE e successive modifiche);
  • i composti organici volatili (il prodotto non deve contenere più del 10 % in peso di composti organici volatili con punto di ebollizione inferiore a150 °C);
  • la quantità complessiva di fosforo elementare contenuto;
  • le caratteristiche dell’imballaggio (ad esempio le parti dell'imballaggio primario devono essere facilmente separabili in parti monomateriale).

I criteri ecologici completi per ottenere l’Ecolabel, relativi a tutti i gruppi di prodotti, sono visionabili e scaricabili in lingua italiana al seguente indirizzo internet dell’Unione Europea:
http://ec.europa.eu/environment/ecolabel/index_en.htm
Maggiori informazioni utili per i consumatori sono contenute nel sito web all’indirizzo seguente, contenente informazioni circa i prodotti presenti sul mercato italiano che hanno ottenuto l’Ecolabel, le migliorate caratteristiche ambientali di questi prodotti e dove poterli acquistare:
http://www.eco-label.com/italian/

Conclusioni
Molte sono quindi le opportunità fornite dalle etichette ambientali. Queste riguardano sia il livello di innovazione di nuovi prodotti da immettere sul mercato circa le prestazioni tecniche e soprattutto ambientali, sia il grado di informazione data al fruitore del prodotto/servizio, spingendo verso un modello di consumo maggiormente consapevole ed informato. Numerose sono anche le opportunità date alle aziende, che possono sfruttare commercialmente i propri comportamenti virtuosi, dimostrando come la “variabile ambiente” sia sempre più considerata nella progettazione e produzione di beni di consumo.
Al contempo molto resta ancora da fare da parte delle istituzioni europee: rendere maggiormente comprensibile il significato stesso delle etichette ambientali, dare informazioni dettagliate a una più ampia fascia di consumatori e dare maggiore risalto ai prodotti “verdi”. Tali azioni rappresentano infatti gli obiettivi prioritari della Politica Integrata di Prodotto europea.


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